Caso Andrea Ghira, la genetista: «Ecco com’è stato identificato»

Perché 5 mesi per il responso su Andrea Ghira e quali dettagli emergono dall’analisi? Intervista alla Dott.ssa Marina Baldi consulente della famiglia Lopez





Colasanti, l'unica sopravvissuta al massacro
Colasanti, l’unica sopravvissuta al massacro

Con l’identificazione del corpo di Andrea Ghira nella tomba conservata nel piccolo cimitero di Melilla (Marocco) si chiude il cerchio su una storia orribile, quella del massacro del Circeo avvenuto il 30 settembre 1975. La notizia di ieri segna un punto di non ritorno e di fatto la storia passa la palla a questioni più scientifiche, come l’iter che ha portato all’identificazione del corpo di Andrea Ghira. Per capire cosa è avvenuto dietro le quinte abbiamo contattato la genetista forense Marina Baldi, che nel caso Andrea Ghira ha avuto il ruolo di consulente incaricata da Letizia Lopez, sorella di Rosaria rimasta vittima di quanto accaduto al Circeo.

 

Dott.ssa Marina Baldi
Dott.ssa Marina Baldi

La Dottoressa Baldi ha seguito tutte le fasi, sin dal prelievo dei campioni destinati all’analisi. Proprio in merito alle prime fasi dell’analisi aleggia un piccolo “mistero”. A differenza del solito iter, sono stati necessari 5 mesi prima di conoscere l’esito dell’accertamento. Sul perché di tempi così lunghi la genetista Baldi risponde: «L’analisi del DNA da ossa è particolarmente complessa. L’osso infatti ha una struttura trabecolare molto densa e ricca di calcio che intrappola le cellule e che deve essere eliminata per poter avere accesso ai nuclei contenenti il DNA. La decalcificazione ha una durata che dipende dallo stato di conservazione delle ossa ‒ continua la genetista forense ‒ e da questo dipende anche la difficoltà  delle fasi successive. In questo caso le ossa erano malridotte, visto che erano state per anni nella terra e quindi per poter ottenere un profilo che fosse utilizzabile a fini forensi è stato necessario effettuare analisi lunghe e complesse e quindi allungare i tempi di deposito della relazione tecnica».

 




 

dnaLa particolare difficoltà dell’accertamento e condizione delle ossa non può non interrogare su quanto possa ritenersi attendibile l’analisi compiuta. «L’attività è iniziata a Melilla, con la seconda esumazione della salma ‒ afferma la Dott.ssa Baldi ‒. Ricordiamo che la prima esumazione, avvenuta quasi 10 anni fa, aveva portato ad un risultato dubbio, in quanto non era stato possibile, con i metodi analitici dell’epoca, estrarre il DNA nucleare. All’epoca infatti si poteva analizzare solo il DNA mitocondriale, che come è noto non identifica con certezza un individuo ma ne indica solo la relazione parentale per via femminile con un certo ramo familiare. Questa volta invece, l’estrazione è andata a buon fine ed è stato possibile ottenere un profilo che comparato con i familiari ha consentito di attribuire con certezza ad Andrea Ghira  la salma sepolta a Melilla».

 

Andrea Ghira
Andrea Ghira

Le Scienze forensi hanno dunque chiuso per sempre uno dei casi più importanti nella storia della cronaca nera italiana; una vicenda che ha caratterizzato un’epoca, condita del mistero che ha circondato parte dei suoi protagonisti. Tra questi, proprio Andrea Ghira e la sua fine rischiavano di aprire nuove ipotesi sui fatti accaduti nel 1975. Invece ora il caso del massacro del Circeo può essere consegnato alla Storia.

La pensa così anche la famiglia di Rosaria Lopez, unica vittima di quella terribile carneficina. Tuttavia «se da un lato siamo tutti soddisfatti di aver potuto mettere la parola fine a questa drammatica vicenda che si è trascinata per decenni ‒ conclude la Dott.ssa Marina Baldi ‒, dall’altro rimane molta amarezza per il fatto che questo crudele assassino non abbia fatto nemmeno un giorno di carcere e, per quanto la sua vita da latitante abbia potuto essere disagiata, non ha avuto la punizione che meritava».

 

 

a cura di Pasquale Ragone

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Caso Andrea Ghira, la genetista: «Ecco com’è stato identificato» ultima modifica: 2016-06-13T16:20:06+00:00 da info@cronacaedossier.it

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