Il business dei rifiuti in Italia

Dall’indifferenza generale alle modalità di smaltimento fino all’import-export dei rifiuti in Italia 

00Il problema della spazzatura in Italia, negli ultimi anni, suscita l’attenzione dell’intera comunità, non solo per la difficile gestione organizzativa dello smaltimento, ma anche per le numerose conseguenze negative riscontrate sullo stato di salute di molte persone. In Campania, la famosa questione della “Terra dei fuochi” lascia spazio a molteplici riflessioni. Per anni, scarti di ogni tipo sono stati smaltiti in una maniera assurda, interrati e sversati illegalmente. Tutto ciò è accaduto nell’indifferenza generale, fin quando non si è arrivati al limite. I roghi quotidiani hanno contaminato intere aree diffondendo nell’atmosfera e nel sottosuolo sostanze nocive che hanno innalzato fortemente il tasso di mortalità tumorale degli abitanti di alcune zone campane. Numerose aree sono state poste sotto sequestro e si parla oggi di bonifica del territorio, ma la coltivazione e la diffusione illegale dei prodotti della terra resta ancora un dubbio irrisolto.




Immagine dalla Terra dei FuochiTralasciando l’aspetto di queste aree a rischio, la questione dello smaltimento della spazzatura è molto più complessa. Dal Rapporto Rifiuti urbani 2015 effettuato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) emerge che in Italia la maggior parte dei rifiuti finisce in discarica. L’analisi dei dati mostra che al Nord viene pretrattato il 61% dei rifiuti smaltiti in discarica, al Centro l’82% ed al Sud il 68%. Nella regione Lazio solo il 6% dei rifiuti urbani viene avviato in discarica mentre in altre regioni il ricorso allo smaltimento in discarica è ancora elevato come per la Puglia e per la Sicilia. Sotto al 5% si collocano anche Lombardia (3%), Friuli Venezia Giulia (3%), Umbria (5%) e Molise (2%). Ancora molto indietro appaiono Valle d’Aosta (100%), Trentino Alto Adige (79%), Liguria (79%) e Basilicata (75%).




In Italia ci sono anche 44 diversi impianti di incenerimento per rifiuti urbani (13 solo in Lombardia), 8 al Centro (5 in Toscana e 3 nel Lazio) e 7 al Sud. L’analisi dei dati regionali mostra che il maggior quantitativo di rifiuti urbani è incenerito nelle regioni del Nord (70,4% del totale nazionale). Sono interessanti anche i dati relativi all’import e all’export dei rifiuti, da non sottovalutare.




0000Nel 2014, i rifiuti del circuito urbano esportati sono stati oltre 321.000 tonnellate, di cui 320.000 risultano essere non pericolosi (il 99,6%). In particolare 99.000 tonnellate esportate sono costituite dai rifiuti che provengono dal trattamento meccanico dei rifiuti urbani, 83.000 tonnellate sono i combustibili (CSS), 54.000 tonnellate sono le frazioni merceologiche da raccolta differenziata e 74.000 tonnellate sono gli scarti di imballaggio. Tali scarti vengono esportati maggiormente in Austria e nei Paesi Bassi. Le importazioni, invece, provengono dalla Svizzera. Le tipologie di rifiuti maggiormente importate sono plastica (62.000 tonnellate), vetro (circa 62.000 tonnellate) e scarti di abbigliamento, con circa 32.000 tonnellate. L’Italia si affida quindi ad altri Paesi per lo smaltimento di tantissimi rifiuti speciali, ma ne importa altrettanti di non pericolosi, da avviare a riciclo. Questo avviene a causa dell’inefficienza di molti grandi comuni e per la carenza di impianti adatti. Per tale motivo, lo smaltimento nazionale risulta più oneroso rispetto all’estero, dove soprattutto nell’Europa centro-settentrionale esistono dotazioni impiantistiche ben più estese.

 

articolo di Gelsomina Napolitano @gelsominamail

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Il business dei rifiuti in Italia ultima modifica: 2016-03-24T11:10:43+00:00 da info@cronacaedossier.it

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