“Buona Scuola”, le pieghe oscure della riforma

Insegnanti che per lavorare lasciano tutto e nessun riguardo per la disabilità nella Riforma Scolastica del governo detta “Buona Scuola”

riforma buona scuolaAncora oggi c’è molta confusione sulla cosiddetta “Buona Scuola”, riforma formata da quattro fasi: fase Zero – A – B – C. Nella prima è prevista l’immissione in ruolo di più di 36mila docenti in base alle graduatorie. La “A” della riforma “Buona Scuola” riguarda i precari e la graduatoria delle preferenze sulla loro assunzione; la “B” tratta il passaggio più temuto dell’intero piano, perché è quello nel quale agli aspiranti docenti potrebbe arrivare l’offerta di un posto di lavoro anche a centinaia di chilometri di distanza da casa; ed infine con l’ultima fase, la “C”, che prevede il piano delle assunzioni. Da come si può ben comprendere dietro il piano “Buona Scuola” si nascondono molte insidie, non certo piacevoli. Ricordiamo che l’ultimo concorso per quanto riguarda le cattedre si è svolto nel 2012. Qui molte persone dell’Italia del sud sono rientrate nelle graduatorie, peccato però che i posti disponibili si trovino per lo più al Nord. Quasi 60 mila precari hanno presentato domanda per rientrare nella fase “B” ma, nonostante tutto, più di 15-20mila posti potrebbero restare scoperti. Chi sceglie chi entra e chi no? Chi prende queste decisioni che cambieranno le vite di molte persone senza tener conto delle loro difficoltà non solo logistiche ma anche fisiche? Qualcuno ha ribattezzato la questione “roulette russa”, in modo non molto scherzoso, e tutto è affidato ad un computer; già, perché tutto avviene tramite (foto per copertina)informatizzazione. E così la vita di una persona è affidata ad un pc, ad una macchina che, senza guardare la provenienza e la sua situazione, assegna la cattedra. Ma dietro a quella mail inviata ci sono vite che non si conoscono, come per esempio persone anziane o con problemi familiari e che quindi hanno difficoltà a spostarsi da una regione all’altra. Tutto questo comporta quindi il rifiuto e con quel “no” si chiude per sempre quella porta per il posto di lavoro per il quale magari si sono fatti negli anni tantissimi sacrifici, e questo perché si viene cancellati automaticamente dalle graduatorie a cui si è iscritti. Chi invece sottostà dovrà stare per almeno tre anni nella nuova scuola, accettando il ruolo che è stato assegnato. Ecco adesso un esempio pratico tra i tanti della “Buona Scuola” che, come abbiamo fatto notare non tiene conto di niente e di nessuno. Questa in breve è la storia di una professoressa disabile che, per non perdere il posto di lavoro deve fare ben 250 km perché precaria. Ci troviamo a Morro D’Oro in provincia di Teramo e la signora Mariaclaudia Cantoro di 44 anni disabile grave in sedia a rotelle è insegnante senza un posto fisso. Purtroppo non ha la patente e il piccolo paesino dove abita non è attrezzato con un Waiting with suitcase, Omaghsistema di trasporto adatto alle sue necessità. Eppure, tre giorni alla settimana deve percorrere 250 km per raggiungere la scuola che le è stata assegnata la I.T.C. di Cagli (Pesaro e Urbino) che si trova in montagna. Il caso sopra citato non è certo l’unico poiché sono diverse le persone con disabilità in Italia che insegnano, ma si ritrovano a dover fare i conti con la bizzarria, se così si può definire, della realtà della riforma “Buona Scuola”, che di certo non va incontro alle esigenze personali. Ma di “falle” nel nuovo sistema ce ne sono diverse, così tante che auspichiamo vivamente che la nave non affondi prima ancora di salpare. Eccone difatti un’altra sotto gli occhi di tutti: con la nuova Riforma “Buona Scuola” il grave e annoso problema degli insegnanti di sostegno non è stato risolto, bensì è rimasto fermo all’80% del necessario (quando va bene). La gravissima carenza di docenti che devono aiutare e supportare alunni con disturbi di diverso tipo: del linguaggio, dello sviluppo e anche mentale è di circa 120mila unità che, per mancanza di fondi (così pare), non sono stati inseriti negli organici. È inammissibile fare discriminazioni, non esistono alunni di serie A e di serie B, perché bisogna garantire a tutti il diritto allo studio e così i genitori di questi ragazzi, non solo denunciano pubblicamente le drammatiche situazioni sopra elencate, ma manifesteranno per ottenere ciò che giustamente spetta loro. Forse sarebbe il caso di rivedere le modalità di assegnazione, lasciando perdere i computer e mettendoci il cuore e la ragione.

 

articolo di Dora Millaci @DoraMillaci

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“Buona Scuola”, le pieghe oscure della riforma ultima modifica: 2015-10-27T07:00:52+00:00 da info@cronacaedossier.it

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