Bruno Caccia, inizia il processo che è già storia

Il 6 luglio prima udienza sulla morte di Bruno Caccia, procuratore assassinato nel 1983, un processo che potrebbe svelare connivenze di alto livello





Bruno Caccia
Bruno Caccia

Mercoledì 6 luglio inizia ufficialmente a Milano il processo contro Rocco Schirripa, il presunto assassino dell’ex procuratore capo di Torino Bruno Caccia ucciso il 26 giugno 1983 a colpi di pistola. I pm Ilda Boccassini e Marcello Tatangelo a maggio scorso avevano chiesto e ottenuto dal gip di Milano Stefania Pepe il giudizio immediato contro Schirripa, considerandolo il killer dell’ex procuratore di Torino.

Un processo che è già storia perché il caso Bruno Caccia è ancora una ferita aperta, una vicenda che si inquadra nei cosiddetti “misteri italiani” anche dopo la scoperta del presunto killer.

Ad oggi quel che si sa è che a volere la morte del Procuratore capo di Torino fu Domenico Belfiore (condannato all’ergastolo nel 1993 come mandante), boss ‘ndranghetista ostacolato dalla volontà di Bruno Caccia a non concedere nessun “favore” alla cosca calabrese.

 

pistolaUn “fastidio” che al magistrato è costato la vita. Ma forse c’è dell’altro, anzi con ragionevole certezza c’è molto altro dietro la sua morte. Pesano come macigni le parole del procuratore generale Francesco Saluzzo, che sulla morte del collega conterraneo pochi giorni fa si è espresso con parole durissime, paventando l’esistenza di «ambienti che prosperavano vicino alla Procura, con  la complicità o la non opposizione di magistrati opachi per non dire di peggio». Una frase che ha destato clamore considerando l’immediata apertura del processo al presunto killer di Bruno Caccia.

 

Potrebbero esserci infatti più livelli dietro la morte dell’ex Procuratore, in un sistema di connivenze che trovava nella ‘ndrangheta il comune denominatore per infilarsi negli affari che sul territorio facevano gola alla cosca grazie al silenzio di uomini delle istituzioni. Il riferimento è al riciclaggio di danaro, che avveniva presumibilmente attraverso i casinò, la cosiddetta “rete degli intoccabili” così come l’abbiamo ribattezzata nell’ultimo numero di Cronaca&Dossier dedicata la copertina proprio al delitto Bruno Caccia. Ma c’è indubbiamente di più in questa storia.

 

 

Il processo di Milano potrebbe rivelarsi un’occasione irripetibile: quella di mettere le mani in un sistema che negli anni Settanta già esisteva ma era ed è ancora poco conosciuto. «Noi perdemmo Caccia ‒ ha detto giorni fa il pg Saluzzo ‒ mentre aggrediva un tessuto criminale insidiosissimo, contro il quale non si era fatto nulla per tanti anni. Oggi si sente dire che di ‘ndrangheta in Piemonte non si è mai parlato, ma non è vero: i processi ai suoi protagonisti, così come le indagini su quello che fu il “patto di sangue” tra calabresi e catanesi, li facevamo già alla fine degli anni Settanta».




casinòUn “patto” che potrebbe vedere più protagonisti, forse pescando nelle stesse istituzioni. Un’ipotesi già paventata a fine 2015 dall’avvocato Fabio Repici che assiste la famiglia Caccia nella lotta per arrivare alla verità.

«La scalata mafiosa ai casinò ‒ sono state le sue parole ‒ ha utilizzato come canali le ottime relazioni con gli apparati deviati: avvocati, magistrati, forze di investigazione e servizi segreti, responsabili di depistaggi su indagini come quelle riguardanti Paolo Borsellino, Bruno Caccia e altri servitori dello Stato».

 

caso clapsQuello di Bruno Caccia non è dunque un caso come altri, né l’individuazione del presunto killer chiuderebbe questa vicenda: dietro c’è molto di più e il processo che sta per cominciare sembra essere il momento più adatto per parlarne, per scoprire e per indagare fino in fondo senza tralasciare nulla, passaggio storico non da poco in un Paese che vede ancora tanti casi irrisolti, stragi senza colpevoli e assassini impuniti.

Il 6 luglio può rappresentare perciò l’inizio di un cambio di rotta. E chissà quanti delitti archiviati senza responsabili o fatti passare per tutt’altro hanno visto connivenze di alto livello fin dentro le istituzioni, primo motivo che ha portato ad insabbiamenti e a mancate verità.

 

a cura di Pasquale Ragone (Direttore Responsabile Cronaca&Dossier)

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Bruno Caccia, inizia il processo che è già storia ultima modifica: 2016-07-05T20:00:08+00:00 da info@cronacaedossier.it

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