Bossetti, troppi dubbi e un testimone non riconosce il furgone

I testimoni hanno messo in discussione le prove dell’accusa: niente di sospetto nel campo del ritrovamento e furgone diverso da quello di Bossetti

Nell’udienza di ieri 1 aprile, al processo sulla morte di Yara Gambirasio, l’accusa ha registrato una brutta giornata. Uno dei due testimoni ha dato una descrizione del furgone che non coincide con il mezzo guidato da Massimo Bossetti, imputato per il delitto della 13enne

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L’accusato, Massimo Bossetti

In particolare, oltre i numerosi «Non so» e «Non ho visto niente», sono apparse emblematiche due testimonianze. La prima è stata rilasciata da Annibale Consonni, tuttofare dell’azienda di via Bedeschi di Chignolo d’Isola, la ditta affacciata sul campo in cui fu ritrovato il corpo esanima di Yara Gambirasio il 26 febbraio 2011. Consonni ha dichiarato infatti di non aver mai notato nulla di strano nell’area di fronte all’azienda nei mesi intercorsi tra la scomparsa della giovane ginnasta di Brembate e il ritrovamento del cadavere. Essendo l’addetto alla manutenzione della porzione di terreno della ditta, Consonni ha spiegato che il suo compito era quello di pulire e disboscare l’area circa una volta a settimana, uscendo spesso anche dalla propria area di competenza per fumare oppure cercare nidi di fagiano. In tutte queste occasioni, l’uomo non avrebbe mai notato nulla di strano nel campo (ampio circa 525mila metri quadrati).

 

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Yara Gambirasio

La seconda testimonianza fondamentale presentata dai legali di Massimo Bossetti è stata quella di Raffaele Verderame, abitante di Mapello, che ha menzionato un frangente particolare riguardante la sparizione di Yara Gambirasio. L’uomo ha spiegato che la sera della sparizione si trovava in auto insieme alla moglie in via Lesina, alle spalle del centro sportivo in cui Yara era solita allenarsi. Mentre era al volante, aveva visto arrivare in direzione opposta un furgone bianco e chiuso a velocità elevata, tanto da mormorare alla moglie: «Guarda come va, quello». La descrizione del furgone però evidenzierebbe delle differenze con il mezzo di Bossetti, un cassonato. Il testimone ha poi ricordato di aver parlato dell’episodio ai carabinieri di Ponte San Pietro non appena appresa dalla televisione la notizia sulla sparizione di Yara.

 

massimo bossetti e yara gambirasioLa Corte ha inoltre escluso una serie di altre testimonianze proposte dalla difesa di Bossetti, ritenute ininfluenti o sovrabbondanti, perlopiù persone che la sera della sparizione si trovavano nella zona del centro sportivo di Brembate o a Chignolo. Ma non si concludono qui le udienze della corte per il processo, che riprenderà il 15 aprile con le testimonianze di sette persone, fra cui il figlio maggiore di Bossetti, oggi 15enne. La testimonianza del giovane, chiesta dalla difesa, si svolgerà a porte chiuse: saranno perciò esclusi il pubblico e i giornalisti.

Le testimonianze sembrano perciò aggrovigliarsi l’una con l’altra, vacillando e facendo tremare il castello di accuse mosse contro Bossetti. Le prove sembrano essere sempre più esigue e discutibili, mentre dopo più di cinque anni il mistero non sembra svelare un finale certo. Per questo, come affermano i difensori del muratore, sarà inevitabile una richiesta di perizia sul dna trovato sul corpo di Yara Gambirasio.

 

articolo di Gianmarco Soldi

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Bossetti, troppi dubbi e un testimone non riconosce il furgone ultima modifica: 2016-04-02T12:04:25+00:00 da info@cronacaedossier.it

3 thoughts on “Bossetti, troppi dubbi e un testimone non riconosce il furgone

  • 4 aprile 2016 at 16:11
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    Buttate via la chiave.
    Bugiardo fino al midollo lui e quelli che sono convinti della sua innocenza.

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  • 4 aprile 2016 at 16:17
    Permalink

    Quelli di Bossetti Libero sono una manica di quaquaraquà

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  • 16 luglio 2016 at 21:25
    Permalink

    cretina Letizia che fa questi commenti

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