«Bossetti parlerà in aula non prima del 10 giugno»

Lo afferma il suo avvocato Claudio Salvagni che citando Bossetti e le perizie sottolinea: «Questo processo rimane un punto interrogativo su tutto»

 




 

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Massimo Bossetti

Si avvicina l’ora della verità sul destino di Massimo Bossetti, muratore di Mapello accusato di avere ucciso Yara Gambirasio, scomparsa dopo un allenamento in palestra il 25 novembre 2010 e ritrovata morta in un campo il 25 febbraio 2011. Un processo complesso, difficile, che senz’altro trascinerà ancora molte polemiche qualsiasi sarà la sentenza di Primo grado.

 

 

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L’avvocato Claudio Salvagni

Il parere dei giudici sarà espresso intorno a metà giugno, si ipotizza dopo molte ore di Camera di consiglio, e l’attesa sarà tutta per quello che lo stesso Massimo Bossetti dirà. Secondo il suo avvocato Claudio Salvagni, intervenuto oggi ai microfoni della trasmissione Legge o Giustizia, condotta da Matteo Torrioli su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano, sarà necessario attendere l’ultima udienza utile per sentire direttamente dall’imputato quanto avrà da dire prima della sentenza.

 




 

caso bossetti«Se Bossetti dovesse decidere rilasciare dichiarazioni spontanee in aula –ha detto l’avvocato Salvagni –, lo farà nell’ultimissima udienza, il 10 giugno. Secondo me sarebbe utile che parlasse in aula, perché è molto convincente, parla con il cuore e si capisce che sta dicendo la verità». Dopo il parere negativo della Corte rifiutando le perizie richieste dalla difesa e dopo la requisitoria del pm Letizia Ruggeri che ha posto l’attenzione sul peso del DNA nucleare nella vicenda, considerato prova e non indizio, appare francamente arduo il compito al quale la difesa di Bossetti è chiamata. «Non è importante suonare una sinfonia, ma suonare l’accordo giusto – ha spiegato Salvagni –. Le cose importanti sono poche ed è facile evidenziarne. Poi ovviamente l’arringa dipende dal momento. Noi abbiamo invocato perizie su tutto, la difesa non ha mai temuto il confronto. Per noi l’accertamento della verità è imprescindibile in un processo come questo in cui l’imputato rischia l’ergastolo, che in Italia è la pena di morte. Questo processo rimane un punto interrogativo su tutto».

 

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Massimo Bossetti e il pm Letizia Ruggeri

Tuttavia il più grande punto interrogativo di questa storia è proprio il DNA di Bossetti trovato sul cadavere. Se è vero che la tesi accusatoria fondata sulla pista passionale appare fragile, è pur vero che non si comprende come il DNA dell’accusato sia finito in un punto così particolare, come gli slip di Yara.

L’assenza di un movente convincente e la particolarità della posizione del DNA rendono enigmatico l’intero caso, ma soprattutto mettono a rischio la possibilità di andare oltre il ragionevole dubbio, condizione necessaria per giungere ad una condanna all’ergastolo. Tutto questo sta creando non poca tensione attorno al caso, espressasi anche con gesti deplorevoli come l’invio di minacce al Pm che indaga. A tal proposito il giudizio dell’avvocato Salvagni è netto: «Lo scontro deve essere aspro, però razionale e logico, non deve mai sconfinare in situazioni fuori controllo come questa. Queste sono aberrazioni che condanno in maniera netta».

 

articolo di Andrea B.

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«Bossetti parlerà in aula non prima del 10 giugno» ultima modifica: 2016-05-25T15:58:47+00:00 da info@cronacaedossier.it

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