Bossetti, due anni dopo: c’è DNA ma il movente è debole

Il 16 giugno 2014 l’arresto show di Massimo Bossetti ma processo rivelatosi deludente: pochi elementi per poter condannare al di là del ragionevole dubbio





massimo bossetti
Massimo Bossetti

L’arresto di Massimo Bossetti avvenuto il 16 giugno di due anni fa lasciava ben sperare, come a dire: ecco il mostro e ora finirà in galera per il resto della sua vita. Poi pian piano le “certezze” sparate in prima pagina dai media hanno lasciato spazio a tanti, troppi dubbi. Tutto era iniziato con il DNA ritrovato sugli slip della 13enne Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata cadavere il 26 febbraio 2011, e la ricerca forsennata di “Ignoto 1” con una ricerca a tappeto a Brembate di Sopra e zone limitrofe. Era la prima volta che in Italia si applicava una metodologia d’indagine così serrata in ambito tecnico-scientifico, ma aveva dato i suoi frutti. L’arresto di Massimo Bossetti era la dimostrazione tangibile che impegnare così tante energie, anche e soprattutto economiche considerando le analisi di laboratorio, poteva portare a risultati importanti.

 

cold case dnaIl problema è che due anni dopo dall’individuazione di Ignoto 1 siamo ancora qui a parlare soltanto di DNA. Nonostante il processo e la mole di lavoro della Procura, nel caso Bossetti l’unico vero elemento che regge in dibattimento è proprio il DNA. Il riferimento è al DNA nucleare, si intende, perché parlando di quello mitocondriale già si scivola in una discussione tecnica interessante, come già abbiamo avuto modo di scrivere nei tanti articoli dedicati a questa storia.



yara gambirasio
Yara Gambirasio

Il fatto è che la certezza dell’attribuzione del DNA e il punto in cui esso è stato rinvenuto, ovvero su indumenti intimi della vittima, non possono che portare alla logica constatazione che Massimo Bossetti ha a che fare in qualche modo con la morte di Yara Gambirasio. Sì, ma in che modo? È qui che si accende ulteriormente il dibattito. Saremmo tutti contenti di avere le prove e poter dire che Bossetti è assolutamente innocente o assolutamente colpevole, ma il problema è che nessun dato ci permette di essere così sollevati nell’esprimere un giudizio su di lui.

 

yaraL’accusa, ad esempio, non è riuscita a dimostrare perché Bossetti avrebbe ucciso Yara. Movente sessuale? Finora non è stato dimostrato. Massimo Bossetti non ha precedenti per attenzioni particolari nei confronti di ragazzine di 13-14 anni, né per quelle di età inferiore; le uniche parole che diano un indirizzo sull’orientamento sessuale di Bossetti vengono dalle lettere dal carcere spedite ad una detenuta, che dunque lo collocano fuori dai soggetti interessati sessualmente alle minori.




bossettiAbbiamo invece delle ricerche su internet che comprendono anche ragazzine dell’età di Yara, ma anche lì non vi è certezza perché non è scontato che siano il frutto di ricerche dirette da parte di Bossetti. L’unico movente che l’accusa ha portato avanti non si è rivelato abbastanza roccioso; il DNA indica che Bossetti avrebbe avuto un contatto con Yara Gambirasio; testimoni che diano particolare credibilità alla tesi accusatoria non ve ne sono; la tesi del furgone è lentamente naufragata. In cambio si è fatto scempio di ogni particolare inerente la famiglia Bossetti e dell’imputato, in barba a qualsiasi normativa sulla privacy o prudenza giornalistica in nome di duna spettacolarizzazione con pochi precedenti.

Oggi sul piatto resta un’ipotesi non considerata dall’accusa, ovvero che in realtà Bossetti possa avere sì partecipato ai fatti inerenti il caso Gambirasio, ma forse “solo” come colui che avrebbe dovuto trasportare la ragazzina, prima e/o dopo la morte.Potrebbe essere questa la verità sul ruolo di Massimo Bossetti in questa storia? Con la sentenza del primo luglio ne sapremo di più ma se così fosse non si escludono altri colpi di scena, almeno per altri due anni.

 

articolo di Giulio Bini

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Bossetti, due anni dopo: c’è DNA ma il movente è debole ultima modifica: 2016-06-16T19:25:47+00:00 da info@cronacaedossier.it

2 thoughts on “Bossetti, due anni dopo: c’è DNA ma il movente è debole

  • 17 giugno 2016 at 11:11
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    Il problema è che il movente non è imprescindibile per una condanna, serve semmai a quantificarla, esistono processi che si sono conclusi con una condanna anche in assenza di movente, o lo stesso è stato ipotizzato e cambiato nei successivi gradi di giudizio.

    Un esempio per tutti: Paolo Stroppiana è stato condannato in via definitiva a 14 anni per omicidio preterintenzionale, e questo in assenza di DNA e soprattutto del corpo della vittima Marina di Modica, che non è MAI stato trovato, a incastrarlo solo un’agendina in cui era segnato un appuntamento con la donna. Nient’altro visto che lui ha poi negato l’incontro.

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  • 21 giugno 2016 at 8:23
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    Una “giustizia” che condanna con indizi come quelli evidenziati dal commentatore gugly mi fa veramente paura. Nessuno è al sicuro da uno Stato e da una macchina di malagiustizia come questa.

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