Bossetti, dalle manette ai polsi al porno: dov’è il garantismo?

Al di là se Massimo Bossetti sia innocente o colpevole, i media hanno consegnato di lui un’immagine difficile da lavare via dall’immaginario collettivo

 




Sarà forse considerato dalla Magistratura colpevole del delitto di Yara Gambirasio, ma Massimo Bossetti ha collezionato finora una serie di “ingiustizie mediatiche” non da poco. Colpevole o innocente, assassino, gregario o qualsiasi ruolo possa mai avere avuto, senz’altro nei confronti di Bossetti sono avvenute vere e proprie violazioni del garantismo che si deve ad una persona ancora considerata innocente.

 

Riina
Totò Riina scortato

Nell’ordine, la prima è fissata da quell’immagine ormai nella memoria di tutti perché forse considerata il simbolo del caso Yara-Bossetti, dove si vede l’imputato con le manette ai polsi. No, non davanti come si usò anche per “il capo dei capi” Totò Riina, ma tenute dietro come segno di massima precauzione dinanzi ad un soggetto altamente pericoloso, modus operandi ben conosciuto da chi è nelle forze dell’ordine. Eppure, Massimo Bossetti in quel momento è “soltanto” accusato di essere parte del caso Yara Gambirasio. Nessuno ha ancora accertato che sia lui l’assassino, ma già parte la gogna mediatica. Quella fotografia diventa così una sorta di trofeo per la Giustizia italiana, come a dire: ecco, l’abbiamo preso finalmente. Pensiamo solo per un attimo qualora Bossetti uscisse da innocente dal processo Gambirasio: non sarebbe stata commessa una grave violazione della dignità dell’imputato? C’era davvero bisogno di rappresentare così scenicamente l’arresto di Bossetti, neanche fosse stato peggio di un super boss mafioso?



Su questo punto anche la Deontologia giornalistica si esprime in termini di prudenza, riconoscendo la priorità della tutela della «dignità della persona» nei fatti di cronaca, come sancito dalla Carta dei Doveri. Invece la prima offensiva è stata proprio quella mediatica, sbattendo il Mostro in prima pagina prima ancora che ne fosse accertata la mostruosità, nutrendosi di un precedente errore, in tal senso, messo in atto dapprima da chi ha compiuto l’arresto con quelle modalità.

bossetti e moglieLa medesima assenza di garantismo nei confronti di Massimo Bossetti, solo per citare l’ultimo in ordine, attiene al tema della pornografia. Nelle ultime settimane sono stati resi pubblici particolari inerenti le ricerche pornografiche avvenute tramite il computer presente in casa Bossetti. Anche su questo punto il garantismo non ha trovato spazio. Si è subito parlato mediaticamente di ricerche pedopornografiche senza avere la certezza se fossero vere ricerche o pagine che si sono aperte in automatico, come accade per qualsiasi altro argomento al momento della navigazione sul web. In cambio però si è consegnato all’opinione pubblica l’imbarazzo di trovare la parola “pedopornografia” associata a Bossetti.

Nel primo come nel secondo caso si tratta di un eccesso di “colpevolezza mediatica” spinta oltre quel che dovrebbe essere il limite di fare informazione, laddove il giornalismo è innanzitutto porsi e porre dubbi su quelle che sono le cosiddette “verità” elargite all’opinione pubblica. Un ruolo di guardiano che oggi sembra meno evidente dinanzi l’enorme confusione che in primis noi giornalisti abbiamo prodotto nella continua ricerca della notizia, anche quando essa non c’è.

E se tutta questo garantismo ci sembra assurdo e fin troppo zelante, la domanda da porsi è sempre la stessa, sebbene banale e scontata: e se capitasse a noi, persone innocenti o familiari di persone sotto processo, di dover riferire anche le abitudini più personali nonostante non abbiano reale rilevanza ai fini della verità processuale? E se capitasse a noi di essere ammanettati neanche fossimo più pericolosi del “capo dei capi” prima ancora di un regolare processo? In quel caso come reagiremmo?

 

articolo di Pasquale Ragone

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Bossetti, dalle manette ai polsi al porno: dov’è il garantismo? ultima modifica: 2016-03-09T16:42:48+00:00 da info@cronacaedossier.it

One thought on “Bossetti, dalle manette ai polsi al porno: dov’è il garantismo?

  • 9 marzo 2016 at 18:19
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    I giornalisti si sono fiondati su tutte le notizie diffuse dagli inquirenti, non mi risulta che qualcuno si sia posto qualche problema, pertanto questo grido della vergine indignata è davvero poco plausibile

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