Borsellino e Falcone: i buoni dietro le stragi?

Nel 1992, nei rispettivi attentati, perdevano la vita i giudici Falcone e Borsellino. Nuove ipotesi sul coinvolgimento dei servizi segreti

 




 

Falcone e BorsellinoC’è chi la verità la cerca e c’è chi invece preferisce che questa rimanga sepolta sotto montagne di sotterfugi, contaminazioni e dispersioni. Ad oggi, nessuno è in grado di esaminare ai raggi X lo scheletro delle terribili stragi di mafia organizzate del 1992 (nelle quali persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino) e dipanare i misteri che aleggiano dietro responsabilità mai accertate fino in fondo. Le indagini che per anni hanno occupato le pagine della cronaca hanno delineato una verità necessaria: dietro l’orrore e la puzza di tritolo si nasconde solo il volto della mafia. L’importanza di queste conclusioni nasce, sì, dal desiderio di identificare i protagonisti di azioni talmente vili, ma anche per mettere a tacere tutte quelle voci che sussurravano torbide contaminazioni dello Stato e dei servizi segreti nell’organizzazione e nella realizzazione delle carneficine. Non è stato sempre così.

 

0Nel corso dei lavori d’indagine testimonianze, percorsi logici e fonti di prova sull’asfalto hanno lasciato intendere che qualcosa di poco chiaro, in effetti, c’era. Solo il SISDE, ad esempio, era dettagliatamente al corrente degli spostamenti di Falcone e Borsellino. Cosa Nostra per quanto potente non aveva l’accesso a informazioni del più elevato livello di sensibilità (come il piano di volo dell’aereo di Stato che portava Falcone da Roma a Palermo). Tre giorni dopo la Strage di via d’Amelio la scientifica trovò un biglietto a poco meno di cento metri dal cratere dell’esplosione con un indirizzo e recapito relativo al nome e alla sede di una società del SISDE, nonché ad un numero telefonico di un funzionario appartenente alla medesima struttura: Lorenzo Narracci.

 




 

Una coincidenza inquietante soprattutto perché quel funzionario è stato vice capo della struttura informativa di Palermo ed è ritenuto vicino a Bruno Contrada, l’ex numero 3 del SISDE finito in carcere per presunte collusioni mafiose, condannato in primo grado e assolto in appello. Un uomo, Narracci, definito come il possibile anello di congiunzione tra la mafia e i Servizi.

 

(foto per copertina)Nonostante ciò oggi, a 23 anni di distanza, la storia ci dice, e dirà alle generazioni future, che nessun uomo del SISDE ha mai partecipato alla logistica dell’attentato, così come nessun uomo dei Servizi ha responsabilità su tutto quel sangue versato. Non esiste nessuna falange “deviata” dei servizi segreti. Esecutori e mandanti sarebbero riconducibili esclusivamente ai clan mafiosi capeggiati da Totò Riina. La paura è trovarsi sempre di fronte ad un gioco morboso in cui scompaiono carte decisive dai fascicoli, in cui la verità è taciuta, in cui il male si mischia al bene coprendosi a vicenda le spalle. Prima di morire Borsellino disse: «Cosa Nostra non mi ammazza, se lo fa è perché glielo chiede qualcuno».

 

articolo di Alberto Bonomo

 




 

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Borsellino e Falcone: i buoni dietro le stragi? ultima modifica: 2015-07-28T15:14:04+00:00 da info@cronacaedossier.it

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