Banda della Uno bianca, l’ex poliziotto: «Ecco come li catturammo»

Parla l’ex Direttore Sezione Balistica di Roma: ecco la tecnica usata per catturare la Banda e l’importanza della conoscenza pratica delle armi 

 




 

 

Prof. Martino Farneti.
Prof. Martino Farneti, già Direttore della Sezione Balistica di Roma

Quella d’Italia è una storia ricca di episodi e di vicende che spesso diventano casi di studio per giovani studenti. È quanto accade per la famigerata storia della banda della “Uno Bianca”, quando tra il 1987 e il 1994 in Emilia-Romagna vi furono 23 omicidi commessi dai fratelli Roberto, Fabio e Alberto Savi affiancati, in alcune delle azioni criminali, dai colleghi Pietro Gugliotta, Marino Occhipinti e Luca Vallicelli. Le vittime appartenevano  ad estrazioni sociali le più diverse,  quanto basta per spargere il terrore ovunque.
Sin dai primi delitti la Polizia Scientifica di Roma fu  interessata del caso, chiamata ad affiancare gli inquirenti emiliani, ben prima che nel 1994 a Rimini il magistrato Daniele Paci costituisse il pool d’investigatori per risolvere il caso.
Da oggi la vicenda acquista un sapore particolare, motivo di studio per attività pratiche in ambito forense.

 
Si tratta infatti di un caso utile a far comprendere ai giovani studenti l’importanza di conoscere le armi da fuoco e la loro applicazione nelle  diverse vicende criminali che le vedono protagoniste. Per capire cos’è stato il caso della “Uno Bianca” e perché oggi acquista rilevanza in ambito balistico, lo abbiamo chiesto al  prof. Martino Farneti, all’epoca dei fatti Direttore della Sezione Indagini Balistiche della Direzione Centrale Polizia Criminale, competente su tutto il territorio nazionale.

 




 
Cartucce .38, alias calibro 9 mm nella misurazione europea.«Ho seguito la vicenda della “Uno bianca” del primo fino all’ultimo omicidio – racconta a Cronaca&Dossier il prof. Farneti – sulla base dell’esperienza che mi ero creato nell’ambito del maxi processo di Palermo. Quando avvenne il sequestro delle armi da essi detenute, fra centinaia e centinaia abbiamo individuato le pistole usate ricostruendo tutta la cronologia dei fatti avvenuti». Il prezioso lavoro investigativo e tecnico-scientifico, durato circa sette anni, è un esempio lungimirante dell’importanza di conoscere, nei minimi particolari, la meccanica delle armi.

 

Strumento per la misurazione delle cartucce.
Strumento per la misurazione delle cartucce

«Nonostante gli uomini della Banda modificassero continuamente le caratteristiche strutturali delle armi utilizzate – continua il prof. Farneti –  nel tempo rimaneva sempre un elemento fondamentale di confronto “positivo” che riconduceva sempre alle stesse pistole semiautomatiche». Ogni arma da fuoco lascia infatti caratteristiche per capire il modello, la marca e se è sempre la stessa impiegata in precedenti episodi delittuosi. Ma non è l’unica via per giungere all’identificazione. «Il luogo di fabbricazione – prosegue –, ad esempio è uno dei punti partenza per ricondurre l’arma al suo possessore».

In tale contesto non può di certo mancare la matricola, ovvero un codice alfanumerico simile ad una carte d’identità dell’arma che, anche quando abrasa, diventa un momento fondamentale nell’ambito dell’indagine balistica.
«Quando c’era un omicidio con l’impiego di cartucce  in  calibro 9 mm. x 21, i reperti trovati sulla scena del crimine mi venivano inviati a Roma – prosegue l’intervista –. Li analizzavo e li confrontavo con quelli già usati in più casi (poi associati alla “Uno bianca”). Quando poi sequestrarono le armi ai fratelli Savi, mi dedicai al confronto bossoli-armi per l’identificazione».
Oggi il caso della “Uno bianca” conosce una seconda “vita”, destinato a diventare materia di studio storico ma anche un moderno caso da analizzare e trattato durante il corso professionale di “Esperto in Balistica Forense e Scena del Crimine”. Tutto ciò per formare una nuova squadra di efficienti investigatori attraverso l’analisi della scena del crimine e quanto attiene all’ambito giudiziario.

 

di Pasquale Ragone

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Banda della Uno bianca, l’ex poliziotto: «Ecco come li catturammo» ultima modifica: 2016-02-25T18:07:40+00:00 da info@cronacaedossier.it

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