Bachisio Inzaina, sette anni in un obitorio

La storia di Bachisio Inzaina a Cronaca&Dossier

000«La scomparsa di una persona cara ti svuota, ti logora dentro. Solo chi lo ha provato può capire quanto sia angosciante chiudere la porta di casa la sera, senza sapere dov’è, cosa gli è accaduto. Non ti rassegni mai, la vita si ferma a quel giorno, al giorno in cui tutto ha avuto inizio». C’è una vicenda emblematica, che racconta meglio di tutti lo sfilacciamento tra istituzioni, che dimostra come le maglie della rete di collaborazione tra enti sia di trama così grossa da far cadere nell’oblio e nel silenzio uomini e donne che potrebbero esser ritrovate e riportate al cospetto, o al ricordo dei propri cari. È la storia di Bachisio Inzaina. A Cronaca&Dossier la racconta la figlia Angela, con la serenità recuperata dopo tanti anni di calvario. Un calvario che inizia il 19 gennaio del 2001. Siamo a Empoli, nella prima periferia della città, Bachisio Inzaina è nato a Calangianus nel 1923 ma da quasi quarant’anni si è trasferito in Toscana per lavoro. È vedovo, ha subito un bruttissimo intervento alla testa da pochissimo e vive con la figlia. Alle 10:00 esce di casa per gettare l’immondizia, un percorso piccolo, l’unico momento di indipendenza che Bachisio si può permettere in questo momento di salute precaria. Ma in quei pochi metri che lo separano da casa Bachisio Inzaina scompare. Lo cercano tutti, immediatamente, ma di lui non c’è più traccia. «La denuncia viene accettata (foto per box intervista)soltanto 48 ore dopo, era la prassi all’epoca, ‒ racconta Angela ‒ ma quelle purtroppo sono le 48 ore più importanti in una scomparsa come quella di mio padre che, si era capito subito, non poteva esser volontaria». Bachisio Inzaina è un uomo che non si sarebbe mai allontanato da solo. È un uomo con una cartella clinica che non può dar adito ad altre ipotesi. «Si pensa subito che possa esser caduto nell’Arno, lo si cerca anche nel bosco vicino, noi, i volontari e la Protezione Civile». Quando la settimana dopo parte l’appello di Chi l’ha visto? ormai l’anziano è come volatilizzato. Inizia un turbinio di segnalazioni tutte senza nessun fondamento, chi lo vede alla Caritas di zona, chi alla Stazione, la verità è che di anziani in difficoltà è pieno questo paese, in tanti sembrano Bachisio Inzaina, ma non sono lui. Passarono gli anni, tanti, la famiglia conosce l’associazione Penelope, partecipano attivamente alle loro iniziative e tramite Penelope che, nel 2007 arriva la svolta: «Veniamo a sapere dal prefetto Rino Monaco, che coordinava a livello nazionale le ricerche degli scomparsi in Italia, che a Pisa c’era una salma, ritrovata su una spiaggia sul greto dell’Arno, che poteva avere le caratteristiche scomparsa bachisio inzainadi mio padre. Quella salma giaceva li, in obitorio, dal 2001. Facemmo le analisi del DNA e scoprimmo che quel corpo era di mio padre». Sette anni di assenza, Bachisio Inzaina era lì, a pochi chilometri da casa, caduto nel fiume quella mattina, ritrovato pochi mesi dopo, lasciato in quella cella frigorifera per sette anni senza che nessuno si sia preoccupato di incrociare i dati tra le denunce di scomparsa della zona e quel cadavere; uno dei tanti, senza documenti e senza nome. «Eppure noi nella denuncia avevamo scritto che mio padre aveva quella cicatrice sulla testa, che era facile riconoscerlo. Ma tra uffici non si sono parlati». Ha rischiato di finire in una fossa comune, Bachisio Inzaina, insieme a tanti altri che ci sono finiti, persone come lui, senza un nome ma che sicuramente hanno qualcuno che li sta cercando. «Il funerale di papà è stata quasi una liberazione,eravamo addolorati ma anche sereni, papà era tornato a casa».

 

intervista a cura di Mauro Valentini

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Bachisio Inzaina, sette anni in un obitorio ultima modifica: 2015-09-21T14:22:20+00:00 da info@cronacaedossier.it

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