Baby gang, il fenomeno della microcriminalità urbana

Tra teorie sociali e problematiche individuali indagine sulle baby gang, alla ricerca delle cause delle condotte devianti giovanili  

di Stefania Borghetti 

Terrorizzano coetanei e vittime vulnerabili per impossessarsi di denaro ed oggetti di poco valore attraverso comportamenti caratterizzati da un’escalation di violenza che inizia con l’aggressione verbale, le minacce, fino ad arrivare alle lesioni volontarie. ragazzo solidudineSpacciano e compiono reati contro il patrimonio, imitano le condotte degli adulti per poi affiliarsi a gruppi di criminalità organizzata.

Sono i giovani delle baby gang, gruppi di minori devianti dediti alla microcriminalità nei contesti urbani che, con i loro comportamenti antigiuridici seminano paura, generano insicurezza sociale ed occupano, sempre più di frequente, un posto di rilievo nelle cronache locali e nazionali.

 

violenza donneUn fenomeno che sembra essere in costante aumento e che, solo nel 2017, ha visto il compimento di circa ventimila illeciti penali a carico di minori e giovani adulti. È la sociologia della devianza di matrice statunitense che, tra gli anni ‘50 e ‘70, si è occupata, per prima, di studiare le baby gang guardando al fenomeno delle bande giovanili come la conseguenza delle ineguaglianze sociali presenti nella società: i giovani appartenenti a classi svantaggiate, non avendo la stessa possibilità di accesso, attraverso mezzi legittimi, al conseguimento di mete ambite e socialmente stabilite, si riuniscono in bande delinquenziali per raggiungere gli stessi obiettivi dei loro coetanei.

 
ragazzo soloNel tempo, però, è stato possibile osservare come tale fenomeno sia trasversale e non interessi esclusivamente gruppi di giovani appartenenti a classi sociali meno agiate, ma trova terreno fertile anche in contesti in cui l’estrazione sociale risulta essere medio-alta. Per comprendere lo strutturarsi del fenomeno delle baby gang è necessaria, pertanto, una lettura multifattoriale che tenga conto non solo di cause sociali ma anche di aspetti familiari ed individuali correlati alla peculiare età evolutiva cui tali dinamiche devianti si innescano. Si parla, infatti, di minori, di ragazzi che attraversano una specifica fase di sviluppo, quella preadolescenziale ed adolescenziale, caratterizzata dalla ricerca di una propria identità personale, dal desiderio di essere accettati, dal bisogno di acquisire sicurezza e di fare nuove esperienze, dal desiderio di autonomia.

minori ragazzoÈ durante tale percorso evolutivo che i ragazzi imparano, attraverso le relazioni che intrattengono con i genitori e le figure educative, ad acquisire capacità di autocontrollo delle proprie emozioni, capacità riflessive e di valutazioni delle conseguenze delle proprie condotte su di sé e sugli altri, a dilazionare i bisogni, a modulare la messa in atto di comportamenti aggressivi e a valutare l’opportunità di mettere in atto comportamenti devianti. È quando vengono meno i punti di riferimento e di guida nei quali identificarsi, quando non si sono sviluppate adeguate competenze emotive, quando si convive con un vissuto d’inadeguatezza, che i minori possono guardare al gruppo deviante come fonte primaria di soddisfacimento dei propri bisogni di costruzione di un’identità sociale e, attraverso la messa in atto di comportamenti antigiuridici e la peculiare forma di aggregazione, ottenere riconoscimento reciproco ed

ragazzi spaccioacquisire sicurezza e stima di sé. In questo modo le regole dominanti del gruppo diventano i valori in cui identificarsi e le condotte violente il mezzo per ridefinire il proprio sé e affermare la propria indipendenza. Aderire ad un modello di gruppo deviante può diventare la scelta d’elezione e la trasgressione e la violenza i comportamenti che permettono di conquistare, attraverso la stima dei propri pari, dei membri del gruppo, la propria identità. Il gruppo, poi, ha anche un’altra funzione, quella di deresponsabilizzare e di rendere i soggetti meno consapevoli delle proprie condotte antigiuridiche.

ragazzo cellulareI minori, agendo all’interno di un gruppo, sono portati, attraverso meccanismi di disimpegno morale, a giustificare le proprie condotte, a sottostimare le conseguenze delle proprie azioni, minimizzarne le conseguenze, diffondere la responsabilità tra tutti i membri della banda, attribuire le colpe alle vittime, evitando così auto-sanzioni dovute alla trasgressione dei valori morali.
Un fenomeno complesso, quindi, che coinvolge la società, ma anche la famiglia e la scuola ed è solo cogliendo le diverse dimensioni che possono intervenire nella costruzione di condotte devianti che si può comprendere il fenomeno delle baby gang ed individuare le adeguate forme di prevenzione e controllo sociale.

 
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Baby gang, il fenomeno della microcriminalità urbana ultima modifica: 2018-10-22T19:46:16+00:00 da info@cronacaedossier.it

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