Autopsia su Loris smentisce versione di Veronica Panarello

Non solo le fascette: dalla frattura cranica al ritrovamento, ecco ulteriori elementi dall’autopsia su Loris che contraddicono la “confessione”

 

 

Veronica PanarelloL’autopsia su Loris Stival non collimerebbe con la versione fornita dalla madre Veronica Panarello. È quanto emerge dall’analisi delle parole della stessa Panarello proferite lo scorso 13 novembre dinanzi al Procuratore di Ragusa e al Sostituto procuratore. A contraddire la presunta confessione della madre di Loris Stival sono i professori Francesco Bruno e Gianfranco Marullo, i quali hanno avuto modo di leggere la documentazione riportante i dettagli medico-legali relativi all’autopsia su Loris.

Secondo Veronica Panarello, il figlio sarebbe morto strangolandosi da solo con le fascette da elettricista con le quali stava giocando. Inoltre, appena notato che Loris era ormai morto, la Panarello avrebbe portato il corpo lì dove poi sarebbe stato rinvenuto, gettandolo nel pozzo.
Analizziamo ora quanto asserito dalla Panarello per fare luce sulla vicenda. Spunti interessanti vengono già dall’intervista che il criminologo Francesco Bruno aveva concesso a Cronaca&Dossier quest’ estate, già indicando i passaggi essenziali del caso.

Il primo punto importante che si riscontra nel corso dell’autopsia su Loris Stival è infatti la presenza di una frattura cranica. «L’autopsia ‒ asserisce il prof. Bruno ‒ dice che la frattura cranica è più o meno coeva alla morte, avvenuta subito prima o subito dopo il decesso».

Francesco Bruno
Francesco Bruno

Gli accertamenti medico-legali sono chiari sul punto. Se dunque Panarello ha trovato Loris già cadavere allora si aprono due possibilità: o la stessa Panarello ha generato quella frattura al momento del ritrovamento (in casa), oppure la morte del piccolo non può essere avvenuta dentro casa (calcolando il tempo necessario per portarlo al pozzo). Ma in entrambe le possibilità non vi sarebbe corrispondenza con quanto asserito dalla donna. Il criminologo Bruno aggiunge inoltre: «Io penso che non sia possibile che la frattura sia stata generata dalla caduta nel pozzo», il che vorrebbe dire che Loris sarebbe stato colpito alla testa, verosimilmente con l’obiettivo di ucciderlo per poi gettarlo immediatamente nel pozzo.

 

 

Gianfranco Marullo
Gianfranco Marullo

Il secondo punto fondamentale che emerge dall’autopsia su Loris Stival riguarda i segni ai polsi del bambino. Secondo la Panarello il bambino se li sarebbe procurati giocando, senza l’intervento di terzi. Ma anche qui i dubbi si fanno strada. A fornire ulteriori spunti è il prof. Gianfranco Marullo, che abbiamo contattato per avere delucidazioni maggiori sulla questione. «Nella versione della Panarello non collima quanto asserito rispetto a quanto invece trovato in sede medico-legale ‒ spiega il criminologo ‒. Le fascette da elettricista di cui parla la madre hanno la caratteristica di lasciare delle zigrinature lì dove vengono applicate. In questo caso però le zigrinature non si vedono ai polsi, di fatto contraddicendo la presunta confessione della donna». Gli stessi segni ai polsi, secondo l’autopsia su Loris, sembrerebbero generati come se quest’ultimo fosse stato legato, non come di un bambino che si appresta a giocare con essi, addirittura con la possibilità di stringerle attorno al collo e soffocarsi.
«Inoltre – aggiunge il criminologo Marullo ‒ quale madre, vedendo il proprio figlio morto o apparentemente tale, va a gettarlo in un pozzo piuttosto che chiedere aiuto?».

(4) Fascette simili a quelle sequestrate dagli inquirenti.Il terzo punto che contraddice la “confessione” della donna emerge ancora una volta da quanto asserito dal prof. Bruno nell’intervista rilasciata quest’estate a Cronaca&Dossier: «Ci sono segni di strangolamento indicati come “compatibili” con le famose fascette, ma secondo me le fascette non c’entrano niente, eppure io sono forse il primo che ha riconosciuto ad esse una potenzialità omicida. Tuttavia non in questo caso perché sono troppo piccole per garantire lo strangolamento di un bambino».

Insomma, leggendo la documentazione dell’autopsia su Loris, le parole della Panarello continuano a non convincere. Ma perché avrebbe mentito? Ha forse tentato di ottenere così uno sconto di pena o, peggio, ha cercato di addossarsi la responsabilità per evitare indagini a carico di qualcun altro o che si scopra ben altro?

 

 

Autopsia su Loris smentisce versione di Veronica Panarello ultima modifica: 2015-11-23T15:44:21+00:00 da info@cronacaedossier.it

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