Attentato al Papa, dalla Germania ecco il primo documentario

Grandi nomi dietro il documentario sullo storico attentato al Papa. L’ex capo analista CIA: «Facemmo nascere noi la pista bulgara»





Il regista Moritz Enders
Il regista Moritz Enders

Il 12 gennaio andrà in onda sul canale tedesco Arte il nuovo documentario sull’attentato al Papa, l’allora pontefice Giovanni Paolo II, girato dai registi Moritz Enders e Werner Köhne e prodotto da “SD Cinematografica”. Alcuni tra gli argomenti trattati: il ruolo dei servizi segreti, la “pista bulgara” e i Lupi grigi, con molte interviste esclusive ad esperti internazionali.
In anteprima italiana abbiamo intervistato il regista Moritz Enders, che ci anticipa alcune fasi del documentario riproposto a maggio prossimo in una versione italiana.

Come nasce l’idea di fare un documentario sullo storico attentato al Papa e quali novità e contributi avete apportato?
«L´idea nacque nel 2005, quando un produttore mi chiese di girare un documentario sullo storico attentato al Papa Giovanni Paolo II. Il soggetto mi sembrava avvincente, anche se ne sapevo poco. Fortunatamente in quei giorni mi stavo recando a Roma dove decisi di acquistare un libro sulla vicenda, L’attentato al Papa del giudice Rosario Priore, che ebbi poi l’occasione di conosce personalmente. Tuttavia come spesso accade per motivi di budget, il progetto venne bloccato, fino a quando l’anno scorso squillò il telefono, dall’altra parte era il produttore, il progetto era stato riesumato e si doveva procedere velocemente alla sua realizzazione. Con il documentario, insieme al collega Werner Köhne, abbiamo voluto sottolineare l’esistenza di un legame stretto fra i Lupi grigi, i terroristi e i servizi segreti. Il pubblico italiano forse non sarà sorpreso da questo aspetto, ma in Germania, dove la fiducia nello Stato è molto solida, questa è un’informazione a forte impatto».




ciaSecondo Lei qual è stato il ruolo dei servizi segreti in questa vicenda?
«Per capirlo bisogna vedere il ruolo che hanno giocato i Lupi grigi in Turchia prima del golpe militare del 1980. Secondo Musa Serdar Çelebi, il capo di quest’organizzazione in Europa, i Lupi grigi erano infiltrati e strumentalizzati dai servizi ai fini di accendere una guerra civile che poi avrebbe giustificato il golpe, nell’interesse degli Stati Uniti d’America. Dopo questo evento i Lupi grigi si sarebbero sparsi per l’Europa, dove secondo il giudice Rosario Priore venivano protetti anche dai servizi segreti europei, specialmente francesi e tedeschi. Non abbiamo trovato indizi che questi Servizi siano stati effettivamente coinvolti nell’organizzazione dell’attentato stesso, però lo erano sicuramente nella gestione propagandistica post attentato al Papa. Aldo Giannuli, un profondo conoscitore dei metodi utilizzati dai servizi segreti per influenzare l’opinione pubblica, ci ha suggerito che la storia di un crimine politico come l’attentato al Papa non finisce con l´evento stesso, ma per certi aspetti comincia con esso, strumentalizzandolo per fini politici. Abbiamo intervistato anche Melvin Goodman, che all’epoca dell’attentato era il capo analista della CIA che si occupava dell’Unione Sovietica, riferendoci come la CIA stessa fece nascere la così detta “pista bulgara”, manovrandola con successo da dietro le quinte».



Francesco Bruno
Francesco Bruno

Si dice anche che l’obiettivo fosse quello di lasciare in vita il Papa? Quali le motivazioni?
«Secondo il criminologo Francesco Bruno l’intenzione di Ali Agca non sarebbe stata quella di uccidere il Papa, bensì di ferirlo solamente. Per verificare questa ipotesi, ci siamo recati presso il Centro di Balistica Forense e Analisi della Scena del Crimine diretto dal prof. Martino Farneti, il quale ha sollevato l’ipotesi che Agca, se avesse voluto veramente uccidere il Papa, avrebbe potuto puntare la pistola in direzione della testa oppure usare proiettili dotati di maggiore lesività. Le motivazioni? Per capirle bisogna avere in mente la situazione geopolitica dell’epoca. L’Europa era divisa in due sfere di influenza dal precario equilibrio, quella statunitense e quella sovietica. Giovanni Paolo II in quanto oppositore del comunismo, disturbava questo equilibrio. Potrebbe essere questa una delle motivazioni che ha portato all’attentato al Papa? Sicuramente un Papa così indipendente era un personaggio scomodo per diverse parti politiche, ed in molti avrebbero avuto la necessità di intimidirlo».
Quale obiettivo intendete perseguire con il documentario? Avete in programma altri progetti che realizzerete a breve?
«Sulla vicenda dell’attentato al Papa rimangono ancora tanti punti interrogativi. Con questo documentario abbiamo tentato di ricostruire il caso esaminando varie ipotesi, ma l’importante per noi è far capire al pubblico che – per dirlo con le parole dell’ex senatore Paolo Guzzanti, la cui intervista è contenuta nel documentario– “c’è sempre una verità dietro la verità e, dietro questa ce ne sarà un’altra ancora”. Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare il pubblico in merito al fatto che quello che spesso ci viene venduto come verità assoluta in realtà è soltanto propaganda. Prossimamente torneremo in Italia ad occuparci di una vicenda che ha i contorni di un giallo a respiro internazionale, che coinvolge vari sistemi di potere e in cui potrebbe essere implicata una serie di apparati nascosti, tra cui i servizi segreti. Se tutto va bene cominceremo con le riprese nella primavera del 2016».

Clicca qui per vedere sul sito arte.tv la programmazione del documentario sull’attentato al Papa.

di Paolo Mugnai @PaoloMugnai15

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Attentato al Papa, dalla Germania ecco il primo documentario ultima modifica: 2016-01-07T15:07:38+00:00 da info@cronacaedossier.it

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