Armi made in Italy: progettazione e realizzazione

Tutti i passaggi della filiera e le società che si occupano della progettazione e della realizzazione di armi e armamenti italiani 








armiIl mercato delle armi è attualmente più florido e redditizio che mai e sembra non conoscere periodi di crisi. Con le decine di conflitti attualmente accesi in varie parti del pianeta, la richiesta di armi è infatti in continua crescita e l’Italia rappresenta uno tra i primi dieci Paesi a livello mondiale per la produzione e l’esportazione di armamenti, vantando una storia importante nella produzione e nella loro commercializzazione. Si pensi alla famosissima Beretta di Gardone Val Trompia, un’impresa familiare che nasce alla fine del 1400 e che attualmente esporta i suoi prodotti (per lo più armi leggere) in tutto il mondo, facendosi apprezzare per la qualità dei suoi prodotti, sia dal mercato civile che da quello militare; si pensi alla celebre pistola semiautomatica 92FS, modello utilizzato da numerosi dipartimenti di Polizia ed eserciti di vari paesi esteri. Altri produttori italiani di armi che hanno fatto la storia della tradizione armiera del nostro Paese sono la Tanfoglio, impiegata nella produzione di armi da fuoco destinate ad uso sportivo e per difesa personale, con circa novantamila unità prodotte annualmente ed esportate anche negli USA e l’impresa Benelli Armi, con la sua produzione di fucili per uso venatorio, sportivo e difensivo.



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Sede centrale Finmeccanica a Roma, piazza Montegrappa

In Italia il primo produttore di armi è lo Stato stesso, attraverso aziende come Finmeccanica e Fincantieri. Finmeccanica è un gruppo industriale controllato al 32,45 % dallo Stato italiano, attraverso il Mistero dell’Economia che ne rappresenta il maggiore azionista e, secondo lo Stockholm International Peace Research (SIPRI), fra le più grandi industrie mondiali produttrici di armamenti. A partire dal gennaio 2016 Finmeccanica ha subito una forte riorganizzazione aziendale, inglobando in un’unica compagnia tutte quelle società indipendenti che prima controllava come holding industriale. Le società assorbite in Finmeccanica sono l’AugustaWestland, l’Alenia Aermacchi, la Selex EC, la Oto Melara e la Wass.
Con questo nuovo assetto aziendale Finmeccanica si struttura in quattro settori produttivi: Elicotteri, Aeronautica, Elettronica, Difesa e Sistemi di Sicurezza, Spazio. Con il settore Elicotteri, essa gestisce dalle fasi di progettazione a quelle di commercializzazione di un’ampia gamma di elicotteri destinati al mercato civile e militare, attraverso l’attività dell’AugustaWestland e dell’azienda controllata polacca PZL-Swidnik. Gli stabilimenti produttivi sono dislocati tra l’Italia, il Regno Unito, la Polonia e gli USA.

 

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AgustaWestland AW139

Il settore Aeronautica di Finmeccanica, articolato nella divisione velivoli e nella divisione aerostrutture, è gestito principalmente dall’Alenia Aermacchi e dalle attività del consorzio Eurofighter, quest’ultimo nato per lo sviluppo e la produzione di un caccia avanzano multiruolo, denominato Eurofighter. Le altre tre aziende (la Selex ES, la Oto Melara e la Wass) vanno a costituire il cuore dei settori dedicati all’Elettronica, alla Difesa e Sistemi di Sicurezza, impiegato nello sviluppo e nella produzione di sistemi avionici, radar, sistemi per le telecomunicazioni, veicoli blindati, mezzi subacquei, artiglieria e munizioni.
Per quanto riguarda invece il settore navale, la Fincantieri rappresenta la più grande azienda pubblica italiana, direttamente controllata dalla finanziaria Fintecna S.p.A., attiva nella costruzione di navi di superficie, pattugliatori, portaerei, fregate e sommergibili, destinati alla Marina Italiana e ad un discreto numero di Marine estere. Un altro settore della produzione militare in cui l’Italia deteneva il primato era quello delle mine antiuomo. Tra i maggiori produttori di mine risultavano la Valsella Meccanotecnica e la Società Esplosivi Italiani (SEI), entrambi aziende situate nel bresciano e, la Fincantieri e la Tecnovar che producevano e commercializzavano la temutissima mina anticarro TC-6, un ordigno interamente realizzato senza l’utilizzo di metallo e perciò impossibile da individuare con i metaldetector. Attualmente in Italia, con l’adesione alla Convenzione di Ottawa, la produzione e lo stoccaggio di mine antiuomo è proibito dal 1997, mentre USA, Russia, Cina ed altri Stati rimangono i maggiori produttori a livello mondiale. Tuttavia sono diversi gli istituti bancari, anche italiani, che finanziano la produzione all’esterno di mine antiuomo e di bombe cluster, per un giro di affari che negli ultimi cinque anni ha portato ad investimenti che hanno sfiorato i trenta miliardi di dollari.

 

 

di Paolo Mugnai

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Armi made in Italy: progettazione e realizzazione ultima modifica: 2016-02-17T18:06:31+00:00 da info@cronacaedossier.it

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