Argo 16 e la mano dei servizi segreti stranieri

Il caso di Argo 16 schiantatosi nel 1973 e il sospetto di interessi libici coinvolgenti uomini dei servizi segreti italiani e terroristi palestinesi






 

argo 16
Parti distrutte Douglas C-47 Dakota

Argo Panoptes, il gigante dai cento occhi della mitologia greca che tutto vede. Il potere inestimabile di non conoscere confini di spazio e tempo con lo sguardo. Da questa similitudine metaforica nasce il battesimo di “Argo16”. Il Douglas C-47 Dakota dell’Aeronautica Militare italiana, protagonista di “una di quelle storie lì”. Sì, una di quelle storie nebbiose, dense d’intrighi internazionali, equilibri militari, intrecci economici e politici. Il “gigante” è impiegato in delicate attività militari pianificate dai servizi segreti italiani lungo i confini del paese.

 

 

È il pomeriggio del 22 novembre 1973. Argo termina il suo volo da Roma atterrando sulla pista dell’aeroporto di Venezia. Solo la sosta di una notte per ripartire poi, alle prime luci del giorno, verso la base di Aviano. La mattina seguente alle 7:00 l’equipaggio dell’aeromobile sta già effettuando il briefing prima del decollo. Ci sono tutti: il comandante Anano Borreo, il tenente colonnello Mario Grande, i marescialli Aldo Schiavone e Francesco Bernardini.

 

 
Douglas C-47 Dakota.Alle 7:30 in punto Argo 16 è pronto per il decollo, si muove. Le ruote di gomma scorrono nervose sull’asfalto, prima di staccarsi dal suolo per l’ultima volta, dando inizio alla fine. Arrivato alla quota di 2.500 piedi, un’esplosione. Poi lo schianto sullo stabilimento di  Montefibra di Porto Marghera a pochi chilometri dall’aeroporto. È un disastro. Si parla subito di un terribile incidente. Una disgrazia. Una di quelle che, purtroppo, possono accadere a volte nei cieli. Si piangono le vittime ma c’è chi non ha solo voglia di piangere. C’è tanta voglia di capire. Capire quale mistero mai svelato si nasconda dietro i fatti di Venezia e quella pista di decollo. La miccia di un “ordigno diplomatico” potrebbe avere un collegamento con i fatti risalenti ad un mese prima della caduta di Argo 16. Si rincorrono voci su presunti interessi libici coinvolgenti uomini dei servizi segreti italiani e terroristi palestinesi.

 

 




 

 

 

Parti distrutte Douglas C-47 Dakota.
Parti distrutte Douglas C-47 Dakota.

Come racconta Ambrogio Viviani, Capo controspionaggio SID dal 1970 al 1974, furono esercitate pressioni da parte dei servizi segreti israeliani affinché avvenissero operazioni “particolari” sul territorio italiano. Solo anni più tardi si saprà la natura di tali azioni e la loro rilevanza nei rapporti strategici tra Paesi, con l’Italia ad oscillare tra politiche filo-atlantiche e accordi con Paesi arabi. È sulla base delle vibranti tensioni internazionali che anche i servizi segreti italiani cominciano a subodorare che dietro il disastro dell’Argo 16 potrebbe esserci altro, un attentato ad esempio.

 

Ma è proprio in nome dei presunti interessi internazionali che tutto deve restare segreto. Nel 1973 L’Aereonautica militare italiana apre un’inchiesta, che nel 1974 viene archiviata dalla magistratura semplicemente come un incidente. Ecco poi che nei primi anni ’80 riemergono notizie e testimonianze che tornano a far parlare di un concreto attacco dei Servizi di Israele. È questa la molla che, nell’estate del 1986, porta la Procura di Venezia a riaprire il caso Argo 16.

 

Douglas C-47 Skytrain
Un Douglas C-47 Dakota simile a quello coinvolto nell’incidente

Il giudice istruttore Carlo Mastelloni ha l’arduo compito di trovare elementi validi che accertino la responsabilità israeliana nell’evento. Nella perizia del ’74, richiesta dall’Aereonautica, si sostiene che la caduta di Argo 16 sia stata determinata dalla mancanza di strumentazione computerizzata durante le manovre e dalla collisione di un’ala contro un palo della luce dello stabilimento limitrofo (il Montefibre); ipotesi azzardata perché il palo della luce non sarebbe potuto rimanere integro. La tesi del giudice Mastelloni, al contrario, sostiene che l’aereo, con tutta la strumentazione attiva, avrebbe impattato sul fabbricato del Centro Meccanografico di Montefibre. L’inchiesta presenta contraddizioni e falle di notevole portata. Ad accrescere la paura del tentativo di depistaggio interno sono i servizi segreti di Roma. Su richiesta del giudice Mastelloni di visionare le carte del fascicolo su Argo 16 in loro possesso, rispondono di non averne alcuno in merito al velivolo.

 

 




 

 

Come se non bastasse, nel 1988, all’ennesima richiesta di informazioni al SID da parte del Giudice istruttore, il presidente del consiglio De Mita sigilla la questione dietro lo spettro del segreto di Stato. Solo nel 1997, 22 ufficiali dell’Aeronautica vengono considerati colpevoli di nascondere la verità tramite falsificazione e sottrazione di informazioni compromettenti. Per la strage del “gigante” verranno accusati l’allora capo del Mossad Zvi Zamir, il referente per l’Italia Asa Leven e alcuni funzionari in stretto contatto con il SID. L’inchiesta finirà poi nel nulla nel dicembre del 1999, soffocata ufficialmente tra le maglie di una tesi che non ha mai convinto: l’errore umano.

 

articolo di Alberto Bonomo

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Argo 16 e la mano dei servizi segreti stranieri ultima modifica: 2016-03-05T19:00:47+00:00 da info@cronacaedossier.it

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