Antonino Drago, un caso chiuso troppo in fretta

Il prossimo 13 aprile si deciderà sulla richiesta di archiviazione per il caso Antonino Drago, ma la famiglia del militare non ci sta e si oppone





antonino drago
Antonino Drago con la madre

Antonino Drago è un giovane militare di 25 anni, 190 cm di altezza per quasi 90 kg di peso, tanti sogni in tasca: l’anno di VFP1(Volontario in Ferma Prefissata di 1 anno) presso la caserma “Camillo Sabatini”, 8° Reggimento Lancieri di Montebello, la richiesta per un ulteriore anno di rafferma, i concorsi per accedere alla carriera nelle Forze Armate, Polizia, Guardia di Finanza, Carabinieri. Il suo percorso è il logico sbocco della laurea in Scienze criminologiche e dell’investigazione conseguita all’università dell’Aquila.

I sogni di questo giovane siciliano terminano sotto la palazzina 24 della caserma di via Flaminia a Roma, la mattina del 6 luglio 2014. Il suo corpo viene rinvenuto alle ore 6:20 circa, sul piazzale antistante la palazzina alloggi, dall’ufficiale di Picchetto. Il decesso viene constatato alle ore 6:57 dalla Dottoressa Claudia Siciliano che stabilisce, senza mezzi termini, che la morte  è avvenuta per precipitazione.

 

antonino dragoQuesto “marchio” verrà portato avanti per tutta l’inchiesta, mettendo una pesante tara alla vicenda. Analoga fretta si riscontra nella comunicazione e-mail inviata dalla caserma, prima dell’intervento del Medico legale, in cui si dichiara che si tratta di suicidio «riconducibile ad un disagio di natura privata sentimentale».

Il militare, secondo il pm Alberto Galanti, si sarebbe forse suicidato gettandosi da una finestra dei bagni in disuso della palazzina, ma né la famiglia, né l’ex fidanzata, che è tutt’ora al fianco alla famiglia di Tony, credono a questa ipotesi.

 

Tony aveva progetti per il futuro, ma qualche preoccupazione forse l’aveva, a causa di alcuni strani episodi che sarebbero avvenuti all’interno della caserma stessa: una precedente lite durante una marcia, un approccio equivoco subito all’interno delle docce? Non c’è chiarezza a proposito. Si fa strada l’odiosa parola “nonnismo”, molte volte tirata in ballo anche per altre  tragiche vicende passate e che, in definitiva, aveva portato alla decisione di abolire il servizio di leva obbligatorio a partire dal 2005.

Il 13 aprile 2016 il giudice deciderà sulla richiesta d’archiviazione avanzata dal Pm il 24 aprile 2015. La famiglia di Tony si oppone, parlando decisamente di mancanza di trasparenza e collaborazione da parte dei vertici della caserma Sabatini e degli ufficiali di Polizia giudiziaria che eseguirono gli accertamenti, nonché di ferite sul suo corpo difficilmente riconducibili alle conseguenze di una caduta dal terzo piano.

I legali della famiglia di Antonino Drago lamentano l’impedimento al normale e legittimo svolgimento dell’attività difensiva, infatti  c’è voluto circa un anno per poter prendere visione degli esiti degli accertamenti tecnici.



Antonino Drago
Antonino Drago

L’autopsia venne svolta dal Dottor Massimo Senati del Policlinico Gemelli, il quale depositò la perizia, un elaborato stringato e che parrebbe lacunoso, solo dopo sollecitazione della Procura. Nonostante il tempo preso, nella relazione non vengono presi in considerazione elementi molto importanti:
1) I segni sulla schiena di Tony, descritti come «ampia lesione escoriata estesa a tutta la superficie cutanea di forma irregolare e delle dimensioni di cm 45 x 10». Della loro natura non se ne dà il minimo conto. Potrebbero essere gli esiti di qualche esercitazione particolarmente pesante, oppure altro, non obbligatoriamente dovute alla caduta;
2) I segni sul collo, come da sfregamento: nulla viene detto in proposito;
3) Mancano i risultati degli esami istologici ma soprattutto non è stato fatto alcun esame tossicologico.
Il Dottor Antonio Palmieri, incaricato dal legale della famiglia, afferma che «appare inspiegabile ricondurre la lesività riscontrata unicamente al traumatismo dovuto a precipitazione da grande altezza avente l’obiettivo di autosoppressione». Nella relazione del Dott. Senati, quindi, vi sarebbero molte incongruenze e le fratture ossee riscontrate sarebbero compatibili con una caduta sugli arti inferiori, non come invece sarebbe precipitato Tony.

 

antonino dragoPare, inoltre, che Antonino Drago non si sentisse più tranquillo in quella caserma, al punto da cercare un consiglio per farsi trasferire in altra sede; circostanza abbastanza singolare, poiché, quando vi sono delle problematiche, per così dire “ambientali”, al più si ottiene un trasferimento in altra camerata, in altra palazzina, ma sempre all’interno della stessa caserma. Se davvero ci sono problemi tali da non rendere più possibile la prosecuzione del servizio, viene suggerito di lasciare. Una delusione per un concorso non andato bene? Si supera. Non è certo motivo per farla finita. Il film, però, era stato scritto da subito: suicidio per una delusione d’amore.

 

 

Per ottenere l’idoneità a diventare soldato, occorre superare dei test psico-attitudinali ed un colloquio con psicologo e, a volte, anche con uno psichiatra. Illogico che, dopo circa un anno dall’aver superato quei test, una persona poi riveli tendenze suicide.

Inoltre è strano che, essendo piena estate (quindi certamente nelle camerate tenevano le finestre aperte) nessuno abbia sentito il tonfo e non si sia affacciato a vedere. In compenso, stando alle deposizioni di alcuni commilitoni, il corpo, benché prono, cioè con il viso rivolto al terreno, venne subito identificato in quello di Tony e si asserì addirittura che «dalle finestre sovrastanti si affacciavano dei commilitoni trai quali quelli della camerata» occupata dallo stesso Tony. Però le finestre di questa stanza non si affacciano affatto sul piazzale dov’è precipitato, ma sul lato opposto.

Un altro dice di essere stato svegliato «da alcune voci provenienti dalla strada». E non lo sveglia il tonfo del corpo che precipita? «Tony è morto dentro una caserma prestigiosa della Capitale; era nello squadrone di rappresentanza ‒ afferma la famiglia ‒. Se in Italia siamo realmente in uno stato di diritto, per Giustizia e Civiltà lo Stato non può e non deve aver timore di ricostruire la verità e deve essere in grado di proteggere i propri figli quando gli vengono affidati». E concludono augurandosi che «la perdita di Tony non sarà un’altra pagina di quel voluminoso libro dei misteri italiani».

 

di Paola Pagliari                                  @paolapagatto

 

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Antonino Drago, un caso chiuso troppo in fretta ultima modifica: 2016-02-18T14:59:16+00:00 da info@cronacaedossier.it

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