Anthonia Egbuna e un misterioso romanzo giallo

Impronte digitali, inedite pagine e la morte di Anthonia Egbuna inquietano San Mauro Torinese

anthonia egbunaUn mediocre scrittore sconosciuto potrebbe commettere un delitto del tutto simile a quello descritto nei suoi romanzi mai pubblicati sperando di farla franca? Il 26 febbraio 2012 i Vigili del fuoco pescano dalle acque del Po, a San Mauro Torinese all’altezza di piazzale Europa, il corpo di una donna di colore in avanzato stato di decomposizione. Il cadavere era stato notato da un passante nei pressi di una diga e la sua identificazione era stata possibile grazie alle impronte digitali che, sebbene mal conservate, avevano ugualmente consentito la comparazioni necessarie. Appartenevano alla ventenne prostituta nigeriana Anthonia Egbuna, già schedata per essere incappata in controlli di polizia e carabinieri. Sembrava un suicidio, così suggerito dalla frettolosa perizia di un medico legale, il quale aveva attribuito alcune evidenti ferite rilevate sul corpo della donna alle correnti del fiume, non rendendosi neppure conto che si trattava di una donna africana. Una prostituta finita male, tutto lì. Fortunatamente il pm Vito Sandro Destito decide di vederci chiaro commissionando una nuova autopsia al noto medico legale Roberto Testi. Risultato: ben quindici le ferite sul corpo di Anthonia Egbuna, due delle quali rilevate sulla schiena, sono risultate quelle letali e non sono affatto dovute alla permanenza in acqua ma alla lama di un coltello. Non solo. Nei polmoni della donna non vi sono tracce d’acqua, quindiMacro_Fingerprints Anthonia Egbuna è stata gettata nel fiume dopo essere stata uccisa. Non si tratta certo di suicidio e la  morte  si può probabilmente far risalire  già al novembre 2011. Il 4 luglio 2012, nell’abitazione di Anthonia Egbuna viene trovato un dattiloscritto in italiano intitolato La Rosa e il Leone, a firma di tale Daniele Ughetto Piampaschet. Vi si racconta dell’amore finito tragicamente tra un uomo italiano e una donna nigeriana, dedita alla prostituzione. Nell’abitazione anche un ingente quantitativo di sostanza stupefacente, oggetti e documenti di proprietà della vittima e lettere manoscritte in lingua italiana e inglese. Piampaschet è visto subito come il colpevole perfetto: 34 anni, laureato in filosofia, ossessionato dall’Africa e attratto dalle prostitute nigeriane, ne aveva anche sposata una, da cui era stato però lasciato. Lui e Anthonia Egbuna si frequentavano sin dal febbraio 2011. Lui la amava e voleva toglierla dalla strada, ma lei non viaggiava sulla stessa linea d’onda, voleva anzi troncare la relazione già alla fine di agosto 2011, forse aveva pure un altro uomo, suo connazionale. Perciò l’avrebbe uccisa. L’ultima conversazione telefonica tra il Piampaschet e Anthonia Egbuna avviene a novembre, proprio la sera del 28, il giorno in cui potrebbe essere stato commesso il delitto. Daniele Ughetto Piampaschet è poi partito per Londra per lavoro, ma  il 18 agosto viene fermato durante un suo rientro in Italia. Il gip Massimo Scarabello emette così ordinanza di custodia cautelare in carcere su richiesta del pm Vito Destito, sostenendo che vi sia pericolo di fuga e di reiterazione del reato. Fra gli oggetti sequestrati anche due auto: una Fiat Punto e una 500. Proprio sui sedili posteriori della Punto vengono rilevate tracce di sangue riconducibili ad Anthonia Egbuna. «Era stata ingoiata dal fiume in un flutto rapace… quella era l’angosciosa mattina in cui aveva ripulito l’auto e i sedili di tutto il suo sangue…». Lo stralcio è una bozza del romanzo che Piampaschet scrive. Ne La Rosa e il Leone la prostituta nigeriana è uccisa da una Fingerprint_-_Central_Pocket_Loop_Whorlfucilata, qui, invece, l’assassino usa proprio il coltello. Non è chiaro, però, se prima sia stato pensato e scritto il romanzo oppure consumato l’omicidio. È intorno a questo punto che ruota il mistero. In base all’analisi del computer (contenente il racconto) effettuata dai consulenti del Pm, è possibile concludere che fosse successiva al 28 novembre 2011. Tutto ormai sembrerebbe chiaro, se non fosse per il colpo di scena finale, come da copione: ha un alibi, o meglio, ce l’ha la sua Punto, che quel giorno si trovava dal carrozziere. Infatti durante l’ultima udienza in Corte d’Assise a Torino, pochi giorni fa, un carrozziere di Giaveno, ha testimoniato che la Fiat Punto della famiglia Piampaschet (del padre, per la precisione, ma in uso al figlio) si trovava in manutenzione nei giorni di fine novembre 2011. Verrebbe così smontato quanto sostenuto dall’accusa. Eppure, la Fiat 500 è l’auto narrata ne La rosa e il leone: «Viaggiava su una vecchia 500 Fiat. Il contachilometri segnava 343.541 e scorreva inesorabile». Cifre a caso queste, oppure una chiaro riferimento al delitto? L’altra carta dell’accusa la troviamo ancora una volta in un altro particolare narrato, che trova puntuale conferma nella realtà: un braccialetto di corallo ritrovato a casa dell’uomo, in una perquisizione effettuata il 3 settembre. Il braccialetto potrebbe essere stato di proprietà della vittima ed è, guarda caso, anche il titolo di un altro racconto nel cassetto del sospettato. Partita ancora tutta da giocare, quindi, nell’attesa che altre pagine vengano alla luce e che l’assassino di Anthonia Egbuna venga trovato.

articolo di Paola Pagliari

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Anthonia Egbuna e un misterioso romanzo giallo ultima modifica: 2015-04-09T18:01:55+00:00 da info@cronacaedossier.it

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