Annalaura Pedron, riaperto il caso grazie a DNA ed ex fidanzato

Una traccia utilizzabile di DNA e un esposto dell’ex fidanzato: così è stato riaperto il caso di Annalaura Pedron

Non c’è solo il duplice omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza a tenere sulle spine gli abitanti di Pordenone: da pochi giorni è stato riaperto il caso di Annalaura Pedron, la giovane uccisa il 2 febbraio 1988 in un appartamento di via Colvera proprio nella città friulana.




imageUn cold case a tutti gli effetti che è già alla seconda riapertura: nel 2008 venne identificata una traccia di DNA sulla scena del crimine e il caso venne quindi riaperto per la prima volta. Le attenzioni degli investigatori, come nelle prime indagini, puntarono dritte verso la setta Telsen Sao nella quale la vittima era entrata in contatto. L’analisi del DNA aveva effettivamente trovato un sospettato: Davide Rosset. Peccato che il ragazzo, figlio di un appartenente della setta, all’epoca dei fatti avesse solo 14 anni. Il processo del tribunale dei minori di Trieste si concluse con il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione; Rosset, ormai 34enne, venne poi assolto per incapacità di intendere e volere quattro anni dopo dalla Corte d’Assise d’Appello.




Sulla scena del crimine, fortemente inquinata dagli stessi soccorritori, venne ritrovata una seconda traccia di DNA, utile per degli esami, ma che non venne esaminata in quanto era impossibile da collegare temporalmente con la scena del crimine. Ora la Procura – dopo aver attentamente letto il dettagliato esposto dell’ex fidanzato di Annalaura Pedron – ha deciso di considerare attendibile quella traccia di DNA ed ha affidato le indagini al pm Annita Sorti. È facile pensare che nel mirino degli inquirenti ci saranno nuovamente tutti gli appartenenti alla setta Telsen Sao, nella quale la ragazza era entrata proprio con l’ex fidanzato autore dell’esposto.




annalaura-pedron-816871_0x410 (1)Tuttavia il dirigente della Squadra mobile di Pordenone che nel 1988 si occupò delle indagini si dice convinto che il colpevole possa non essere un appartenente della setta: «La vittima – racconta Oreste Teti sulle pagine del Messaggero Veneto – non conosceva nessun altro, oltre ai componenti di Telsen Sao. Abbiamo interrogato decine di persone, molti sono stati indagati. Eppure, quando parlavo con loro, il mio istinto mi ha sempre detto che nessuno di loro era colpevole. Questa storia non mi convinceva per nulla: qualcosa non quadrava. Mai avrei immaginato l’epilogo. Di una cosa, tuttavia, ero certo: si era trattato di un omicidio occasionale, scatenato da motivi sessuali. Chiunque avrebbe potuto commetterlo, anche una persona entrata casualmente nell’appartamento». Resta il grosso rimpianto di non aver avuto una tecnologia adeguata all’epoca dei fatti: «Se avessimo avuto a disposizione allora le tecnologie dei quali è dotata la polizia oggi, avremmo scoperto l’autore dell’omicidio in una settimana. Invece all’epoca non c’erano né il test del dna né i tabulati telefonici. Dal salotto qualcuno fece una telefonata: trovammo la cornetta e l’agendina con i numeri dei membri della setta Telsen Sao imbrattate di sangue. All’epoca non eravamo di sapere a chi era arrivata la chiamata. La svolta dei tabulati arrivò cinque anni dopo». Solo il DNA e le indagini della Procura potranno dire se ci sarà finalmente giustizia per Annalaura Pedron.

 

articolo di Nicola Guarneri

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Annalaura Pedron, riaperto il caso grazie a DNA ed ex fidanzato ultima modifica: 2016-03-14T11:24:09+00:00 da info@cronacaedossier.it

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