Angelo Vassallo, l’ipotesi che “assolve” la Camorra

«Aveva scoperto qualcosa su persone che non dovevano essere coinvolte» e oggi spunta l’ipotesi della droga come motivo dell’omicidio Angelo Vassallo






Angelo Vassallo«Non c’è futuro senza memoria. Qui a Pollica, se dobbiamo realizzare un progetto che deturpi l’ambiente noi non lo realizziamo. Siamo Città Slow, cioè del buon vivere». Così aveva detto Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica, in uno dei suoi ultimi discorsi mentre difendeva la sua terra anche dalle mire della Camorra (e per questo motivo ricordato dai suoi concittadini con importanti eventi e iniziative musicali).

 

 

Negli ultimi tempi, però, Angelo Vassallo era preoccupato. Prima di essere ucciso il 5 settembre  2010, aveva confidato ad un amico: «Questi vogliono mangiarsi il Cilento», dove per  «questi» erano intesi i clan.
Le indagini, pur battendo da subito diverse piste, a cominciare da quella della droga, non sono ancora riuscite a individuare i responsabili. Gli inquirenti sostengono che ci sia qualcuno che sa ma non parla. Il fratello  di Angelo Vassallo, Dario, ha preferito persino ricordare il fratello con una commemorazione lontano da Pollica. Il successore di Angelo Vassallo, Pisani, ritiene che il suo predecessore fosse venuto a conoscenza «di qualcosa su persone che non dovevano essere coinvolte»: nulla però a che fare con la Camorra, né con il grande arricchimento della malavita organizzata.

 
0L’arma del delitto, una pistola “Tanfoglio GT Baby” calibro 9 mm, non è mai stata trovata. I nove colpi esplosi potrebbero far pensare a una mano non esperta; eppure, solo una persona pratica avrebbe potuto mandare a segno tutti i colpi. Assassinato mentre si trovava non lontano da casa e a bordo della sua auto, Angelo Vassallo aveva tirato il freno a mano, abbassato il finestrino lato guida e trattenuto il cellulare nella mano: forse qualcuno aveva finto di chiedergli un’informazione? Inoltre, la scena del delitto non era stata adeguatamente preservata. La Procura aveva disposto nell’ottobre del 2012 l’esame del DNA su tutte le persone (circa una sessantina) presenti sul luogo in cui era stato ucciso Angelo Vassallo, ma questo accertamento non aveva portato ad alcun risultato utile.



Tutte le piste investigative erano state battute: da quelle della droga fino all’abusivismo edilizio; scartate invece quelle legate alla famiglia o alla sua vita personale. Persino si era valutato il movente passionale. L’ambiente legato alla droga era rimasta però la principale perché Acciaroli, proprio quell’estate del 2010, era considerato luogo di spaccio: una situazione che preoccupava molto il sindaco, al punto da parlarne con amici, parenti e collaboratori. Per Angelo Vassallo non si stava facendo abbastanza per combattere il fenomeno, tanto che una sera, poco prima di venire ucciso, insieme a due vigilesse si era recato al molo di Acciaroli per affrontare personalmente gli spacciatori. Forse un gesto troppo temerario e imprudente. Secondo il gip di Salerno, Emiliana Ascoli, questo contesto era «il binario entro il quale, dopo l’omicidio, operare al fine di delineare la triste vicenda».
00E sin da subito era emerso il nome di Bruno Humberto Damiani, detto “il  brasiliano” perché nato a Belo Horizonte e con doppio passaporto. Sottoposto allo stub, ma senza risultati, due giorni dopo aveva lasciato l’Italia proprio per il Sudamerica, essendo ricercato per due estorsioni effettuate nel 2006 (con l’aggravante del metodo mafioso ai danni del titolare di un locale notturno di Eboli e di una ditta operante nel mercato ittico di Salerno). Su di lui pendeva anche un’ordinanza di custodia cautelare emessa il 4 ottobre del 2011 dal Gip del tribunale di Salerno, su richiesta della DDA, in seguito all’attività investigativa sullo spaccio di stupefacenti tra Pollica e i comuni limitrofi.

 

Dalle indagini dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Salerno erano emersi contatti di Damiani con i rappresentanti di una famiglia di albergatori della zona cilentana ed alcuni pregiudicati dell’area a nord di Napoli, proprio nelle ore precedenti l’omicidio.
Damiani è stato arrestato il 18 febbraio 2014 all’aeroporto internazionale di Bogotà, dove era appena sbarcato dal Brasile. Gli investigatori colombiani erano sulle sue tracce dopo che la DIA di Salerno aveva accertato i suoi spostamenti tra il Brasile, che non avrebbe mai concesso l’estradizione, e il confinante Paese sudamericano.
Le investigazioni condotte dai Carabinieri e coordinate dalla procura di Salerno sono andate avanti anche dopo l’insediamento del nuovo Procuratore, Corrado Lembo, al posto di Franco Roberti.
Ora oltre Damiani spuntano altri tre indagati per la morte del Sindaco. Il motivo del delitto finora individuato è la tenacia di Angelo Vassallo nell’arginare il mercato della droga nel porto di Acciaroli.



di Paola Pagliari     @paolapagatto

Segui Cronaca&Dossier con un Mi Piace su Facebook Twitter

 
Tra le iniziative musicali citate ad inizio articolo segnaliamo La ballata del Sindaco pescatore a sostegno della Fondazione creata dai fratelli di Angelo Vassallo in sua memoria:

 

 

 

Angelo Vassallo, l’ipotesi che “assolve” la Camorra ultima modifica: 2016-01-22T19:30:19+00:00 da info@cronacaedossier.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La realtà fa notizia, aiutaci a condividerla. Seguici con un Mi Piace!