Angelo Izzo, il mostro del Circeo

 

Quando uccidere diventa un bisogno irrefrenabile anche dopo 30 anni: la storia di Angelo Izzo, ricordato come il mostro del Circeo


Gianni Guido (a sinistra) e Angelo Izzo durante il processo.
Villa Moresca, Circeo, è la notte del 29 settembre 1975 e tre ragazzi, Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira, festeggiano bevendo e ascoltando musica in compagnia di due belle ragazze ancora diciassettenni, Donatella Colasanti e Rosaria Lopez. Il pretesto è il compleanno di Andrea Ghira ma, il motivo vero dei festeggiamenti è la scarcerazione di quest’ultimo, che condannato a diciotto anni di reclusione era stato liberato solo dopo diciotto mesi. I tre iniziano i primi approcci sessuali, ma le ragazze si tirano indietro, non vogliono avere rapporti: da qui inizia quello che alla cronaca è tristemente noto come “il massacro del Circeo”. Prima, per punizione, le due ragazze vengono chiuse in un bagno senza finestra per dodici ore, durante le quali i tre continuano a bere e a drogarsi, con la continua minaccia di essere sverginate. Vengono poi fatte spogliare e nuovamente rinchiuse nel bagno. All’alba iniziano le sevizie: la Lopez viene picchiata, torturata e stuprata anche con un corpo metallico; durante gli abusi, viene tenuta con la testa sott’acqua e, alla fine delle violenze, viene affogata. È stato 21846927_8f2c20b659Angelo Izzo ad occuparsi esclusivamente di lei per tutto il tempo, aiutato di tanto in tanto da uno dei due amici. La Colasanti, che nel frattempo ascolta le urla strazianti dell’amica, viene poi trascinata nuda per tutta la casa con un laccio al collo e picchiata con una sbarra di ferro. La ragazza capisce che l’unico modo che ha di salvarsi è fingersi morta. Questa coraggiosa strategia sarà la sua salvezza. Dopo trentasei ore di violenza e tortura, i corpi delle ragazze vengono infilati dentro sacchi di plastica e caricati nel bagagliaio della Fiat 127 di Guido. I ragazzi tornano a Roma, e decidono stanchi e affamati di andare a cena per poi occuparsi dei cadaveri a “stomaco pieno”. La Colasanti inizia a gemere sempre più forte attirando l’attenzione di un metronotte, il quale avverte la Polizia che apre il bagagliaio trovando Donatella con il volto tumefatto e sporco di sangue: accanto a lei il cadavere di Rosaria Lopez. Gianni Guido viene subito arrestato, in stato di confusione mentale. Angelo Izzo è Colasanti durante il trasporto in ospedale.arrestato poco dopo, mentre Andrea Ghira, inizialmente non indiziato, non sarà mai preso. Ma chi è Angelo Izzo? È il primo di quattro figli, nato nel 1955, da una famiglia benestante che gli permette di frequentare le migliori scuole di Roma. Cresce e vive ai Parioli, quartiere agiato della città, e di certo non si può dire che si porti alle spalle un passato fatto di traumi, abusi e umiliazioni. Fin da bambino Angelo Izzo sviluppa la passione per gli sport di contatto, quali arti marziali e rugby. Non è uno studente brillante ma riesce a conseguire gli studi senza riportare bocciature e, dopo la maturità, si iscrive alla Facoltà di Medicina, dove viene ben presto conosciuto come giovane prepotente e violento. Fin da giovanissimo entra a far parte della “Giovane Italia”, un’associazione studentesca del Movimento Sociale Italiano. Anche qui la sua condotta non viene accettata, tanto che alla fine del 1969 viene espulso insieme a Ghira per aver nascosto motorini rubati nel cortile di una delle sezioni. Da quel momento usa la politica per esercitare quelle attività che gli procurano piacere: rubare, seviziare, violentare. La testimonianza della giovane Colasanti, scampata al massacro del 29 settembre 1975, permette di condannare all’ergastolo Angelo Izzo. Ma la sua storia, la storia del “Mostro”, non finisce con questa condanna, perché trent’anni dopo torna a far parlare di sé. Infatti Izzo, che durante la carcerazione La torre serbatoio dov'era il bar, luogo di incontri tra le due ragazze e Guido con Izzo.ha un comportamento esemplare, riesce a guadagnarsi note di merito e permessi premio, fino a conquistarsi la semilibertà, che gli permette di uscire dal carcere in maniera legale. È in questa occasione che Angelo Izzo decide di tornare ad uccidere, come trent’anni prima, come se il tempo non fosse mai passato. È il 28 aprile 2005, un giovedì, a Mirabello Sannitico in provincia di Campobasso, e le vittime sono nuovamente due donne e anche stavolta si fa aiutare da due complici: Guido Palladino, che lavora come segretario della cooperativa “Città futura” presso la quale Angelo Izzo va a lavorare durante il regime di semilibertà, e Luca Palaia, un uomo con qualche precedente per rapina ed utente della cooperativa stessa. I cadaveri, quello di Maria Carmela Maiorano e di sua figlia Valentina, vengono trovati dalla Polizia dentro due sacchi di plastica, sepolti sotto mezzo metro di terra nel giardino di una villetta a due piani: Maria Carmela è vestita, mentre la ragazza è completamente nuda. Le mani delle vittime sono ammanettate, la bocca e il volto coperti da nastro adesivo, entrambe sono morte per soffocamento. L’ipotesi iniziale è che Angelo Izzo volesse compiere una specie di vendetta trasversale su Giovanni Maiorano, il boss pugliese “pentito” che aveva conosciuto in carcere. Si è anche ipotizzata la motivazione sessuale ritenendo che le vittime fossero state violentate come quelle del Circeo, ma gli esami autoptici non hanno evidenziato tracce di violenza sessuale. Le uniche certezze che si hanno dopo questi due omicidi sono il fatto che questi ultimi non sono frutto di un raptus improvviso, ma premeditati, tanto che Angelo Izzo aveva già pronto un documento falso con la sua foto per fuggire all’estero, e poi, le dichiarazioni dello stesso Izzo pronunciate in uno degli interrogatori dopo il massacro in cui afferma che, in realtà, in quell’occasione gli importava solo di uccidere di nuovo: «Sentivo la violenza che veniva fuori. E provavo il desiderio di uccidere di nuovo, per questo l’ho fatto. Se non fossero state le due donne, avrei ucciso qualcun altro». Ma chi è allora Angelo Izzo? Un serial killer o un pluriomicida?

 

articolo di Francesca De Rinaldis

 

Il parere della psicologa forense, dott.ssa Francesca De Rinaldis

Dott.ssa Francesca De Rinaldis. (foto per box)Alla fine degli anni ’70, pur non utilizzando l’espressione serial killer, diversi esperti che hanno esaminato Izzo avevano riscontrato, nella sua personalità, alcuni elementi quale il sadismo e l’inferiorità sessuale, tipici di un omicida seriale. Non solo, esaminando la personalità di Angelo Izzo, si possono cogliere numerosi elementi di similitudine con quella tipica dell’assassino seriale: primo fra tutti la ritualità. Dopo trent’anni, Izzo sceglie la stessa scena per il suo delirio, quale una casa isolata. Identico è anche il modus operandi: un invito a due donne sole fatto da una persona carismatica che riesce a convincere le vittime prescelte a seguirlo senza esercitare alcuna costrizione fisica. Anche le sevizie sono presenti in entrambi i casi e, pur non essendo stato riscontrato nei delitti di Campobasso, un effettivo stupro delle vittime, si può comunque parlare di omicidi a sfondo sessuale nei quali la soddisfazione viene raggiunta attraverso il sadismo. Ricordiamo infatti che, nei fatti di Campobasso, le due donne sono lasciate morire lentamente per soffocamento progressivo, sotto le sofferenze dunque, di una morte lenta e dolorosa. Occorre ricordare che, durante il processo di Primo grado e in quello d’Appello, per il massacro del Circeo, la difesa chiese ripetutamente di sottoporre Izzo a una perizia psichiatrica per accertarne la capacità di intendere e di volere, ma le richieste vennero sempre respinte. Già in quegli anni il criminologo Francesco Bruno evidenziava le ossessioni, il delirio persecutorio e sottolineava l’estrema pericolosità sociale di Angelo Izzo, ritenendolo un soggetto pronto a reiterare il crimine compiuto, realizzando un altro «omicidio (foto copertina)perverso». Come molti altri serial killer, anche Angelo Izzo coltiva delle velleità artistiche, in particolare, nel suo caso, di tipo letterario. In carcere infatti, ha scritto le sue “memorie”, ossia centinaia di pagine scritte a mano che voleva fossero pubblicate sotto forma di romanzo, dal titolo The mob, (La banda). I brani scritti da Izzo, raccontati in prima persona, fanno emergere la sua personalità perversa attraverso la cruda descrizione di atti sessuali violenti compiuti e le sue fantasie sadiche. A proposito dello stupro in uno dei suoi brani Izzo scrive: «Credo che lo stupro abbia a che fare con gli istinti primordiali dell’uomo. La caccia, l’inseguimento, la cattura, la preda calda, spaventata, tremante, il possesso. Ecco, questo il gioco, la mia eccitazione si fonda su questo subdolo e umiliante meccanismo: il possesso. Il sapere che lei è preda, alla tua totale mercé, debole e remissiva, schiava delle tue volontà. Il possesso totale. Sì, è vero, in uno stupro la soddisfazione sessuale è poca cosa, è il resto a farla da padrone. Il pieno controllo del corpo di lei, il senso di onnipotenza, lo sfogo sadico di un istinto malfermo, la tortura psicologica, la sua sofferenza, l’angoscia, la remissività. Tutto entra in un gioco perverso teso all’annullamento della sua volontà. La donna che è dominata, la schiavitù, la sottomissione, l’inseguimento del tuo solo piacere». Inoltre, in un altro passaggio dei suoi scritti, Izzo conferma il suo bisogno di violentare e uccidere, eliminando i dubbi residui che si tratti proprio di un serial killer ossessionato dal desiderio di controllare altri esseri umani. A tal riguardo, oggi, alla luce dei fatti appare lecito domandarsi se mai nessuno abbia esaminato tali scritti prima di concedere ad Izzo benefici o permessi premio, quegli stessi benefici che furono fatali per le due donne di Campobasso. Quello su cui oggi si interrogano gli inquirenti è se Angelo Izzo possa aver ucciso altre donne tra un permesso e l’altro, proprio come un serial killer che uccide donne solo per il gusto di farlo, non essendo egli stato mai abbandonato, ancor oggi, dal suo bisogno di uccidere.

 

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Angelo Izzo, il mostro del Circeo ultima modifica: 2015-09-21T14:33:10+00:00 da info@cronacaedossier.it

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