Alì Agca, la caccia del Lupo grigio

Storia del gruppo terroristico dei Lupi grigi e di Alì Agca, l’uomo che custodisce il mistero sull’attentato a Giovanni Paolo II in piazza San Pietro 







Mehmet Alì Agca
Mehmet Alì Agca

La leggenda narra che un giorno, lontano nel tempo, prima ancora dell’Islam di Maometto, fu un lupo selvaggio a salvare le tribù turche in pericolo lungo le montagne dell’Asia centrale. Questo mito tratteggia la figura del “Lupo grigio”, la sua immagine di cacciatore che, solitario e asservito solo a se stesso, attraversa le terre in cui vive legittimando ogni tipo di persecuzione contro tutto ciò che è pericolo, di ogni cosa o persona non-turca possibile minaccia alla propria sopravvivenza nelle terre natie. «Il Turco non ha altro amico che il Turco». Alparslan Turkes (conosciuto con l’appellativo di “Upper Wolf”) è il fondatore e leader del movimento nazionale dei “Lupi grigi”, che nascono proprio come un branco, assoggettato al credo del panturchismo, un’ideologia turanista condivisa con i neonazisti ungheresi di Jobbik e che i Lupi grigi coltivano anche nel Secondo dopoguerra.

 

Piazza San Pietro
Piazza San Pietro

La dottrina pone l’origine dei magiari e dei turchi a est allontanandoli in tal modo dagli slavi. Questo senso di appartenenza si trasforma però in una feroce rivendicazione oscura e abnorme; la superiorità di una razza che conduce alla legittimazione della violenza, che sfocia nello sterminio di tutti i popoli che insistono sulla presunta patria di coloro che combattono in nome della bandiera dalle tre mezzelune. I cosiddetti Ülkücüs, letteralmente “idealisti”. In epoca moderna il movimento estremista dei Lupi grigi da subito investe gran parte dei propri fondi in strutture giovanili e nella formazione di gruppi paramilitari.



Mehmet Alì Agca a Rebibbia nel 1983
Mehmet Alì Agca a Rebibbia nel 1983

Sin dagli anni ‘60 questi combattenti, che erano addestrati sul modello delle SS, sacrificano la propria vita in Turchia durante le battaglie contro gli avversi politici. Nel 1969 esistevano più di 34 campi di comando e più di centomila giovani reclute. I piani di lavoro comprendevano taekwondo, boxe e kickboxing; era un addestramento intenso che rendeva i soldati capaci di destreggiarsi in ogni tipo di conflitto in particolar modo contro i militanti del PKK. Negli anni ’80 gli scontri nelle strade erano all’ordine del giorno, Curdi e turchi si scontravano senza sosta.
Per analizzare gli equilibri e i rapporti tra i Lupi grigi, il Partito del Movimento Nazionalista e lo Stato turco, il primo elemento da evidenziare è che nella storia recente della Turchia il partito del Movimento Nazionalista è stato una costante, sempre presente con una propria sensibilità politica. Un nucleo capace di sopravvivere anche alle persecuzioni e ai tentativi di repressione che si concretizzarono proprio negli anni ’80. Nella storia del paese i Lupi grigi hanno assolto perfino compiti specifici nell’apparato statale, a volte sostituendo il laico esercito turco al servizio dell’islamismo moderato dell’AKP al governo. Per esempio, ad oggi, i Lupi grigi hanno un paradossale controllo di un’ampia fetta del sistema d’istruzione del paese. Questa presenza viene messa completamente al servizio dell’ideologia turanista a partire dalla scuola primaria fino all’università.

L'attentato al PapaIl Movimento è riuscito anche a tessere importanti relazioni durante la Guerra Fredda capaci di accrescere esponenzialmente i poteri politici in Occidente e quindi nei paesi NATO e a predisporre un vero e proprio esercito paramilitare e d’élite usato come prima linea in una guerra sporca contro le lotte di liberazione nazionale dei curdi e di altre organizzazioni rivoluzionarie. Nelle aree abitate dai curdi, le squadre di tal esercito d’élite appiccano il fuoco nei villaggi, opprimono la popolazione in ogni modo e uccidono gli abitanti. Tra le fila del branco dei Lupi grigi il più noto in Italia è Mehmet Alì Agca, l’uomo che attentò alla vita di Papa Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981. Già protagonista come complice nel 1979 nell’attentato al giornalista turco Abdi İpekçi, prima penna del quotidiano liberale Milliyet. Quando fu incarcerato nel 1981 sulla sua testa pendeva già tale condanna (solo nel 1982 la giustizia turca, per tale attentato, inflisse una condanna a morte, poi mutata in una pena di dieci anni di carcere in seguito ad un’amnistia). Processato per direttissima dopo l’attentato al Papa, i giudici della Corte d’Assise in Italia lo condannarono all’ergastolo per il tentato omicidio di un Capo di Stato Estero. In un primo momento, all’indomani della condanna, Agca rimase in silenzio e non presentò alcuna richiesta d’appello, dichiarando che l’attentato era da ascriversi all’opera di un’organizzazione eversiva segreta.    




KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERASolo in seguito però la difesa tentò la strada della malattia mentale, definendolo affetto da schizofrenia paranoica, un maniaco mosso dal desiderio di diventare eroe del mondo musulmano. L’anno dopo, nel 1982, in concomitanza con la sentenza turca per le precedenti accuse e responsabilità, mentre in Italia il processo era ancora in corso, il “lupo grigio” dichiarò che l’attentato di Giovanni Paolo II era stato voluto da un’organizzazione bulgara, legata ai servizi segreti e al KDS. La giustizia italiana non tenne conto di queste dichiarazioni e, con la sentenza definitiva del 29 marzo 1986, ritenne Mehmet Alì Agca unico responsabile e colpevole per l’attentato al Papa. Le lunghe indagini non portarono mai alla scoperta dei veri mandanti dell’attentato.
Ufficialmente fu la Commissione Mitrokhin del Parlamento italiano, dopo aver analizzato presunti documenti provenienti da Germania e Ungheria, stilò una relazione di maggioranza secondo la quale l’attentato sarebbe stato architettato dal KGB, di concerto con i servizi segreti della Germania Est in sinergia con il gruppo terroristico bulgaro a Roma che a sua volta si sarebbe rivolto ai Lupi grigi di cui Alì Agca faceva parte. A queste informazioni se ne aggiunsero altre tra le quali quella del coinvolgimento di Cosa Nostra nell’attentato, di cui parlò il collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara ma la verità accertata non venne mai a galla.

 

articolo di Alberto Bonomo

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La rivista Cronaca&Dossier di maggio 2016:

Alì Agca, la caccia del Lupo grigio ultima modifica: 2016-05-13T17:41:26+00:00 da info@cronacaedossier.it

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