Alberto Stasi e lo strano racconto di un orrore

«C’è sangue dappertutto, la mia fidanzata è sdraiata per terra», furono le prime parole di Alberto Stasi nel dare l’allarme



Tracce di sangue sulla scena del crimine.Operatore: 118!

Alberto Stasi : Sì, mi serve un’ambulanza in via Giovanni Pascoli a Garlasco.

O: A Garlasco?

S: Sì

O: Via Giovanni Pascoli, al numero?

S: Eh, 29, la via senza uscita, la trova subito.

O: Come?

S: È la via senza uscita, mi sembra al 29, non ne sono sicuro.

O: Ma cosa succede?

S: Eh, credo abbiano ucciso una persona, non sono sicuro, forse è viva.

O: In che senso? Cosa è successo? Lei cosa vede?

S: Adesso sono andato dai carabinieri…c’è.. c’è… c’è sangue dappertutto, lei è sdraiata per terra.

O: In strada o in casa?

S: No, in casa.

000O: Sì, ma è una sua parente?

S: No, è la mia fidanzata.

O: Quanti anni ha questa persona?

S: 26.

O: Va bene adesso arriviamo. Le sembra al civico 29?

S: Comunque è la via senza uscita, sicuramente troverà anche i carabinieri.

O: Ma lei è in casa, adesso?

S: No, sono in caserma, sono appena arrivato, adesso gli dico cosa è successo.

O: Va bene, comunichiamo anche noi con i Carabinieri, intanto mando a vedere un’ambulanza, va bene.

00Inizia così, con questa telefonata del 13 agosto 2007 alle 13:50 il cosiddetto caso di Garlasco. La ragazza a terra è Chiara Poggi; chi invece sta chiamando e che diventa da quel momento il protagonista unico della vicenda è il suo fidanzato, Alberto Stasi. Abitano a 1.500 metri di distanza, a Garlasco, un paesotto vicino Pavia elegante e quieto. Alberto Stasi si presenta ai Carabinieri e quell’aplomb mostrato al telefono con l’attonita operatrice del 118 svanisce, trema, perde quasi i sensi, piagnucola e ipotizza addirittura un incidente domestico. Chiara invece è riversa sulle scale che portano alla cantina, chi l’ha uccisa l’ha colpita in testa almeno 10 volte con qualcosa che non le ha lasciato scampo. Sangue dappertutto: in salone e in corridoio. Forse Chiara ha cercato riparo in quella scala o forse l’assassino l’ha spinta giù. I Carabinieri entrano in casa insieme al personale inviato dal 118, c’è un calpestio convulso che confonderà non poco i rilievi dei RIS, ma del resto Alberto dice che «forse è viva» ed è naturale che accada. Alberto appunto, i Carabinieri lo interrogano subito, lui spiega che ha chiamato quella mattina la povera Chiara, poi preoccupato è andato di persona in via Pascoli dove visto che nessuno rispondeva al citofono: ha scavalcato, trovato la porta aperta di casa, camminato in mezzo a tutto quel sangue e scoperto il corpo lì sotto le scale. Quindi è fuggito correndo in caserma per dare l’allarme. Dice di più: fa mettere a verbale che ha visto il volto impallidito di Chiara. Lo dice anche alla cugina della ragazza, Stefania, il tutto registrato di nascosto in una saletta della Stazione dei Carabinieri che lo spiano. Stefania gli chiede: «Alberto come era?» e lui spiega che «lei era girata, ho visto il pezzo bianco della faccia e sono scappato via».
Ma non può essere. Chiara era a faccia in giù, coperta dai capelli e dal sangue. Glielo fanno notare con durezza anche perché tutto del racconto del ragazzo non torna, non solo il pallore invisibile di Chiara.
C’è la telefonata al 118 che è davvero singolare, non occorre certo scomodare il famoso modello di analisi critica di Tracy Harpster per comprendere che Alberto vacilla in quei 59 secondi al telefono.

Chiara Poggi
Chiara Poggi

Nell’ordine, non ci sono tracce del suo passaggio in casa come lui racconta, le scarpe che indossa non sono sporche di sangue e non hanno lasciato traccia in quell’arcipelago ematico che è la scena del delitto. Gli sequestrano la bicicletta da uomo che gli trovano in casa, il cellulare e il pc portatile con cui ha detto di avere lavorato quella mattina per preparare la tesi di laurea. Nel pc però i Carabinieri trovano foto porno incasellate con cura e soprattutto immagini pedopornografiche che fanno davvero orrore. Sui pedali della bici di Alberto poi ci sono tracce biologiche di Chiara: che strano, tracce sui pedali e non sotto le scarpe.
Alberto Stasi viene arrestato il 24 settembre e seppur rilasciato solo 4 giorni dopo ( il Gip giudica insufficienti gli elementi per la detenzione) è lui l’unico indagato e, per il pm Rosa Muscio, ha ucciso Chiara, in quanto avrebbe scoperto frugando nel suo pc quelle foto presumibilmente scatenandone la furia omicida.
L’arma non si trova e non agevola di certo le indagini. Nella versione del Pm, Alberto sarebbe arrivato quella mattina da Chiara intorno alle 09:00 ( viene disinserito l’allarme della villa dei Poggi a quell’ora), avrebbe ucciso la ragazza, sarebbe tornato a casa, avrebbe atteso le ore 13:20 per chiamare cellulare e abitazione della fidanzata; si sarebbe mosso per dare l’allarme andando direttamente dai Carabinieri. Tutto con una estrema fretta però perché il pc di Alberto si è acceso alle 09:35 e si è spento proprio alle 13:20.
Non è che abbia lavorato molto alla tesi di laurea come dice lui perché i tecnici scoprono soltanto una vorticosa consultazione di materiale porno: però era lì su quel pc mentre Chiara giaceva senza vita. L’alibi dunque regge all’urto dell’accusa. La difesa chiede il rito abbreviato, che poi tanto abbreviato non sarà visto che al giudice Stefano Vitelli ci vorranno 10 mesi per emettere la sentenza. Il 17 dicembre 2009 Alberto Stasi è assolto per insufficienza di prove. Ma allora, chi ha ucciso Chiara Poggi?

Articolo di Mauro Valentini
Segui Cronaca&Dossier con un “Mi Piace” su Facebook e Twitter

Alberto Stasi e lo strano racconto di un orrore ultima modifica: 2015-12-03T02:06:15+00:00 da info@cronacaedossier.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La realtà fa notizia, aiutaci a condividerla. Seguici con un Mi Piace!